domenica, 08 novembre 2009

poteri forti ci vogliono vaccinati


La cosa comincia davvero a farsi seria: il Council on Foreign Relations è di nuovo sceso in guerra, come nel 1939. Stavolta, contro coloro che mettono in guardia dai vaccini. Difatti manca il consenso popolare alla vaccinazione di massa: 60 americani su cento rifiutano il vaccino, sostenendo che non è stato testato ed è pericoloso. Che cosa c’è dentro quei vaccini? Quale ingrediente il CFR è così interessato a inocularci? Perchè i sintomi dell'influenza ucraina assomigliano tanto a quelli della spagnola? Forse la IBM ne è a conoscenza

Mamme italiane, siete debitamente angosciate per il vostro bambino a rischio d’influenza «letale»?  State già affollando le guardie mediche? State già invocando ad alta voce il vaccino anti-influenzale, che – come vi dicono i media – non è in quantità sufficiente per tutti?

E’ esattamente la reazione che hanno pianificato per voi i poteri forti.

«La cosa migliore sarebbe di mettere in giro la voce di una scarsità (del vaccino), perchè la gente tende comprare di più (di qualunque cosa ci sia penuria)... La gente farà la fila per farsi fare l’iniezione antinfluenzale».

Questa frase è stata pronunciata nel corso di un simposio del Council on Foreign Relations, tenutosi a New York il 16 ottobre, i cui membri hanno discusso come indurre il pubblico a farsi somministrare il vaccini anti-H1N1, nonostante la resistenza che sta montando fra il pubblico e i medici.

Il Council on Foreign Relations (CFR) è la «cupola» dei poteri forti: fondato dalla famiglia Rockefeller nel 1917 come fondazione con lo scopo di suggerire ai governi americani la politica estera in senso mondialista e filo-capitalista, ha avuto una parte decisiva nel far entrare Roosevelt in guerra contro la Germania. Da allora ha dato ai governi americani molti importanti segretari di Stato o consiglieri di sicurezza nazionale (Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski, membri del club), ha figliato le grandi organizzazioni semisegrete di banchieri e di imprenditori globalisti (il Bilderberg e la Trilateral) favorevoli alla globalizzazione e alla delega del potere politico ad organizzazioni sovrannazionali, e ultimamente – è solo un esempio – ha elaborato la teoria dello «Scontro di civiltà», inventata da un suo membro importante (Samuel Huntington) ed applicata dall’amministrazione Bush jr.

Il CFR è il più influente centro di studio geo-politici, e il laboratorio principale dei piani «internazionalisti» applicati dai governi americani negli ultimi 70 anni. Si occupa di politica estera e di economia mondiale; la sanità pubblica non è mai stato il tema delle sue attenzioni. Invece, oggi, il think-tank dei Rockefeller si preoccupa per la nostra salute; ha paura che non ci facciamo vaccinare, e vuol indurci a farlo.

Il simposio di New York si intitola Pandemic Influenza: Science, Economics, and Foreign Policy. Esso segue un «Rapporto al Presidente sulla preparazione per l’influenza H1N1nel 2009», che lo stesso CFR aveva inoltrato alla Casa Bianca il 24 agosto 2009 (così opera il CFR: con rapporti e consigli al presidente, cui il presidente, chiunque sia, non manca mai di obbedire).

Il simposio del 16 ottobre ha avuto lo scopo di fare una valutazione (assessment) delle misure prese dal governo, ma soprattutto di «incoraggiare un consenso sulle direttive dell’Amministrazione (Obama) riguardante la pandemia». Perchè il consenso manca: 60 americani su cento rifiutano il vaccino, sostenendo che non è stato testato ed è pericoloso.

Ad un certo punto, mentre l’eletta riunione di docenti medici e di miliardari discuteva se rendere obbligatoria la vaccinazione per sanitari e scolari, uno di loro ha pronunciato la frase di cui sopra:  per indurre il pubblico a correre spontaneamente a farsi vaccinare,  creiamo la falsa impressione che il vaccino sia scarso, che non ce ne sia abbastanza per tutti.

Questi signori sanno come manipolare le folle, per loro è ormai una scienza esatta: dite che lo zucchero è scarso, e la gente correrà a svuotare i banchi dei supermercati. Fate sapere che è scarso il vaccino, e faranno la fila per vaccinarsi.

Chi è il personaggio che ha pronunciato questa frase?

E’ il professor Lone Simonsen (forse qualcuno ne sa indovinare l’etnia?), luminare della epidemiologia e direttore di ricerca del Department of Global Health alla Washington University.

Che cos’è il Department of Global Health?

E’ uno dei bracci operativi della Global Health Foundation, la fondazione «caritativa» creata da Bill Gates (di Microsoft) a cui Gates ha assegnato un buon numero dei suoi miliardi. Infatti al simposio, oltre a Simonsen, era presente John Lange, capintesta del «Global Health Program» della «Bill and Melinda Gates Foundation». Altro influente personaggio presente era Robert Rubin, ex-segretario al Tesoro ed ex Goldman Sachs, ora presidente del CFR. Rubin, al Tesoro sotto Clinton, si oppose con successo alla regolamentazione dei derivati finanziari; oggi è tanto preoccupato per la nostra salute, e vuole che prendiamo le medicine.

C’erano anche giornalisti selezionati della stampa più o meno scientifica, essenziali per creare il «consensus». Fra essi uno del Financial Times, a nome Andrew Jack, il quale se l’è presa con i blog che sulla Rete diffondono sospetti sul vaccino.

«Sappiamo tutti – ha detto – che il movimento anti-vaccinazione sta vincendo su internet e su media come quelli di Fox News, causando una diminuzione nella somministrazione dei vaccini. E’ una poco santa alleanza fra ultra-sinistra ed ultra-destra, che lavorano insieme come nel patto Hitler-Stalin».

Un sobrio paragone: ma indica che il Council on Foreign Relations è di nuovo sceso in guerra, come ai bei tempi del 1939. Stavolta, contro coloro che mettono in guardia contro i vaccini:  saranno trattati come Ribbentrop e Molotov, come fascisti antisemiti e negazionisti dell’olocausto. 

«Gente pazza», ha continuato furente il giornalista del Financial Times (anche il Financial Times si preoccupa che restiamo sani), ed ha suggerito che il CFR faccia passare il messaggio che «c’è più mercurio in un panino al tonno che nel vaccino anti-influenzale».

Difatti la gente in America è allarmata dall’additivo al mercurio (timerosal) aggiunto ai vaccini come conservante, e ampiamente sospettato di provocare l’autismo nei bambini.

La registrazione del dibattito nel simposio CFR si può trovare qui: http://www.cfr.org/publication/20439/pandemic_influenza.html

Il Council on Foreign Relations, oltre che suggeritore di politica estera al presidente, è anche un think-tank impegnato nella riduzione delle nascite: auspica lo sfoltimento della popolazione mondiale. Perchè dunque vuole assolutamente che gli infettati dalla pandemia suina si salvino? Non dovrebbe considerare l’influenza un’alleata della auspicato sfoltimento  demografico? O forse ritiene che la vaccinazione di massa sia un miglior alleato: ma perchè?

La cosa comincia davvero a farsi seria. Anche perchè non è solo il CFR a preoccuparsi di come la popolazione reagisce alla pandemia. Anche la IBM si è preoccupata, e per tempo. La IBM dei computer, di colpo ha avuto una preoccupazione sanitaria. In un documento riservato distribuito ai suoi dirigenti nel 2006 – notate, nel 2006 – la IBM profetizza: c’è «il cento per cento di possibilità che una pandemia si sviluppi nei prossimi cinque anni», e  dispone con largo anticipo le misure operative, comprese le quarantene, da assumere quando la pandemia verrà dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: essenzialmente, su come mantenere la propria forza di vendita attiva anche se viene dichiarata l’emergenza globale. Dall’insieme del documento riservato, sembra quasi che la pandemia sia «pianificata», nel quadro di una collusione internazionale tra multinazionali ed entità sovrannazionali. Il che è proccupante, se si ricorda che negli anni ‘30 e ‘40 fu la IBM ad organizzare per Hitler il sistema di identificazione, selezione e schedatura degli ebrei: una complessa operazione di incrocio di dati, che la IBM mise in piedi per il Terzo Reich con la meccanografia a schede perforate, e che continuò a gestire per Hitler anche durante la seconda guerra mondiale, mentre l’America, su impulso del Council on Foreign Relations, era entrata nel conflitto contro la dittatura per la «democrazia» (Una breve documentazione di questa collaborazione si può trovare qui: http://www.ibmandtheholocaust.com/ ).

Questa pandemia influenzale, così sapientemente agitata per creare il panico, e a cui sono così attente le centrali del capitalismo imperiale americano, comincia veramente a puzzare. Che cosa c’è dentro quei vaccini? Quale ingrediente il CFR è così interessato a inocularci?

















Naturale che la mente corra ad un’altra multinazionale, la Baxter, grande produttrice del vaccino anti-suina. La Baxter che un anno fa mandò a vari laboratori nell’Est Europa un vaccino dell’influenza stagionale che conteneva però anche il virus vivo dell’influenza aviaria: un «errore umano», si scusò la ditta, impunita. La stessa Baxter, anni prima, aveva venduto estratti di sangue da trasfusione infettati con virus HIV (centinaia di emofiliaci morirono, molti dopo aver infettato con l’AIDS le loro mogli, ma la ditta restò ancora impunita).

Ora la Baxter ha rilevato vari laboratori scientifici all’Est. E proprio in Ucraina si è sviluppata questa malattia pandemica che miete vittime, che forse è influenza e forse no. Strano: fino al 30 ottobre, l’Ucraina aveva riportato ufficialmente solo due casi di influenza suina, e non una sola vittima. In pochi giorni, la nuova epidemia, con sintomi imponenti e spaventosi. E 81 morti in due giorni.

Ora, l’Ucraina ha 46 milioni di abitanti, il mondo ne ha 6,7 miliardi: la possibilità statistica che un’epidemia sorga in Ucraina è dunque dello 0,69%. Magari la presenza di un laboratorio Baxter può far aumentare le chances?

Sui sintomi di quasta febbre ucraina, ci atteniamo a quel che dice il giornale locale «ZIK», (http://zik.com.ua/en/news/2009/10/29/202374) a proposito dei morti della provincia di Ivano-Frankvisk, dove la malattia è apparsa per prima:

«Tutti i sei giovani morti avevano sintomi di grave polmonite emorragica. La malattia inizia surrettiziamente, con temperature sui 37.2 - 37.3 gradi, tosse sottile e indolenzimento alle giunture.  Al secondo o terzo giorno si siluppa catarro nasale. L’autopsia ha rivelato che i polmoni erano   pieni di sangue come spugne».

Una polmonite emorragica con così imponente edema non si ricorda, a memoria d’uomo, come effetto di un’influenza. O invece sì?

Sì. Paiono i sintomi della spagnola, come vengono riportati in una memoria dell’archivio storico della Marina USA (http://www.history.navy.mil/library/online/influenza%20phil%201918.htm ):

«L’influenza del 1918 non fu la solita influenza a cui eravamo abituati. Fu un orrore che rendeva le vittime bluastre e poi le soffocava nei loro fluidi corporei. La massima mortalità si verificò tra i 15-40enni, la classe al meglio dello stato fisico. Le vittime stavano bene, e un minuto dopo erano deliranti di febbre. La temperatira saliva, la pelle diventava blu per mancanza di ossigeno. Una polmonite massiccia attaccava i polmoni riempiendoli di fluido sangugno, sangue usciva a fiotti dal naso. La morte era rapida, selvaggia, terrificante».

Ebbene: nell’ottobre 2005, fu annunciato che l’Armed Forces Institute of Pathology insiema alla Mount Sinai School of Medicine era riuscito a riportare in vita il virus della Spagnola, ricavato da un cadavere riesumato dal permafrost dell’Alaska perfettamente conservato; e che il virus aveva potuto essere ricostruito nella giusta sequenza, e se ne era compreso il meccanismo letale iniettandolo in scimmie: esso provocava una «reazione eccessiva del sistema immunitario». Il che, dissero i ricercatori, spiega «come mai la Spagnola colpiva più crudelmente i più giovani e più sani che, avendo un sistema immunitario più forte, avevano una più forte super-reazione».

Sembra proprio che ci siano riusciti, lorsignori, a replicarla. Proprio come prevedeva nel 2006, nel suo documento segreto, IBM.

Il tutto è sul Washington Post: http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/10/09/AR2005100900932.html

Utile anche la lettura di Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/1918_flu_pandemic

 




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lunedì, 21 settembre 2009

O sole mio...




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venerdì, 18 settembre 2009
CENSURATO IL VIDEO DEI NEGRITA
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giovedì, 10 settembre 2009

Manifestazione "Agenda Rossa" - 26 settembre 2009

 
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martedì, 08 settembre 2009

Caso Clinico


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martedì, 01 settembre 2009
Mi sono fatto da solo
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domenica, 30 agosto 2009

la parola di Dio secondo Padre Boffo


 
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venerdì, 21 agosto 2009

Dell'Utri propone commissione d'inchiesta sulle stragi del '92.La mafia che indaga su se stessa?

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martedì, 18 agosto 2009

StoriaDellaMarijuana

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mercoledì, 12 agosto 2009

Lo Scudo della Rete



scudodellarete

Uniti contro gli abusi di potere !


 Per tutti gli avvocati:

http://www.beppegrillo.it/contattaci.php?action=nextnext&categoria=202&subcategoria=204
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martedì, 04 agosto 2009

Genova G8 - Infiltrati e "Black bloc"



Questo video non è un atto d'accusa generalizzato alle forze dell'ordine
che sono composte in gran parte da persone oneste che rischiano la vita per 1200 euro al mese.

Questo video è fatto con l'intenzione di cercare di capire perché nel luglio 2001 a Genova si è verificata, come ha dichiarato Amnesty International, "la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale".

I numeri descrivono uno scenario di guerra.

i pestaggi indiscriminati nelle strade, i massacri della Diaz e Bolzaneto:

6200 candelotti di lacrimogeni sparati dalle forze dell'ordine
20 colpi di pistola
250 persone arrestate
1200 feriti di cui 273 tra le forze dell'ordine
e 1 morto.

50 miliardi di danni subiti dalla città di Genova, devastata.

Auto incendiate, vetrine frantumate... spesso i sacrifici di un'intera vita di cittadini onesti e innocenti.

Perché?


Ci sono 2 informative del SISDE, del 19 e 20 luglio 2001, che parlano dei piani dei Black bloc al G8 di Genova:
riuniursi in piazza Da Novi, armarsi e partire da lì per creare disordini.

Perché NESSUN Black bloc-vandalo è stato fermato?


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domenica, 19 luglio 2009
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lunedì, 15 giugno 2009

Lost In Berlusconi

Gli sceneggiatori di Lost alle prese con il caso Noemi.


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sabato, 30 maggio 2009

Scomparsa la puntata del 20 Maggio dal sito RAI

 

dal sito Rai cliccando sulla puntata non si accede più al video che risulta scomparso:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-19326c6c-15b0-4e7e-b45e-928804f91808.html?p=0

 

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mercoledì, 27 maggio 2009

ten questions to mr berlusconi



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venerdì, 22 maggio 2009
CHIUDIAMO LA BOUVETTE (ex art.100 TULPS)


bouvette


APPROFONDIMENTO SULL’ART. 100 TULPS:
IL POTERE DI SOSPENSIONE DELLA LICENZA DI PUBBLICO ESERCIZIO DA
PARTE DEL QUESTORE.
In questo breve approfondimento, analizzeremo una norma contenuta nel TULPS, Regio Decreto
18 giugno 1931, n. 773 (Pubblicato sulla G.U. del 26 giugno 1931, n. 146) (art. 98 T.U. 1926). –
Stiamo parlando dell’art. 100 il cui testo normativo è il seguente “Oltre i casi indicati dalla legge, il
Questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi
disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque,
costituisca un pericolo per l'ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la
sicurezza dei cittadini. Qualora si ripetano i fatti che hanno determinata la sospensione, la licenza
può essere revocata”.
Nonostante la norma sia comunque datata, i successivi interventi normativi del legislatore hanno
mantenuto in capo al Questore la possibilità di sospensione della licenza; in particolare l’art. 9.
Legge 25 agosto 1991, n. 287 “Aggiornamento della normativa sull'insediamento e sull'attività
dei pubblici esercizi” ha mantenuto in vigenza questa facoltà. Il novellato testo normativo all’art.
9 comma 3 infatti recita : “ La sospensione del titolo autorizzatorio prevista dall'articolo 100 del
testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773,
non può avere durata superiore a quindici giorni; è fatta salva la facoltà di disporre la sospensione
per una durata maggiore, quando sia necessario per particolari esigenze di ordine e sicurezza
pubblica specificamente motivate”. Ulteriore e successivo intervento è avvenuto ad opera del
legislatore con il Decreto Legislativo 13 Luglio 1994, n.480 Pubblicato in G.U. 04.08.1994 N.
181 , avente ad oggetto “Riforma della disciplina sanzionatoria contenuta nel Testo Unico delle
Leggi di P.S., approvato con R.D. 18 giugno 1931, n. 773. Questa norma è conosciuta soprattutto
per avere attuato una notevole opera di depenalizzazione del TULPS (vedasi in particolare art. 17,
17 bis, ter, quater e successivi) in cui per specifiche ipotesi non è più configurabile l’illecito a
carattere penale bensì un illecito di tipo amministrativo. L’art. 100 TULPS preliminarmente ha
come caratteristica peculiare il potere di sospensione in capo ad una autorità diversa rispetto a
quella che ha emesso il titolo autorizzativo, ipotesi normalmente prevista dalla legislazione. In tal
senso si è orientata anche la successiva disciplina legislativa che è intervenuta nel tempo, nell’ottica
anche di semplificazione dell’attività amministrativa. La ratio della norma è infatti assicurare ad una
autorità diversa da quella di profilo amministrativo, un potere sussidiario di controllo della
sicurezza e dell’ordine pubblico, ipotesi che comunque sono da evidenziare e sono il cardine del
provvedimento stesso. Non raramente si è pronunciata la giurisprudenza in ordine ad una carenza di
presupposti normativi che hanno qualificato pertanto l’adozione di un provvedimento viziato da
eccesso di potere da parte della Autorità procedente. Si rimanda alla rassegna giurisprudenziale in
appendice al testo. La titolarità del provvedimento di sospensione in capo al Questore è altresì
confermata dalla normativa di attrib uzione ai Comuni delle funzioni di polizia amministrativa,
D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 il quale all’art. 19 ha trasferito in capo ai comuni buona parte delle
licenze di polizia, prima di attribuzione statale, ma mantenendo in capo all’Autorità di P.S.
provinciale tale potere, atteso che le attribuzioni contemplate nell’art. 100 TULPS non risultano
“ipso facto” oggetto di trasferimento ai comuni.
E’ quindi necessario procedere ad un approfondimento dei concetti enucleati nell’articolo in
disamina:
1) per concetto di sospensione si intende l’adozione di un provvedimento con il quale
l’autorità competente procede ad interrompere temporaneamente (Nello specifico 15 gg.,
fatto salvo un periodo maggiore nel caso di reiterarsi o di tumulti particolarmente gravi fino
Autore: Marco Baffa 2
alla revoca nei casi gravissimi) l’efficacia del titolo autorizzativo senza però procedere alla
revoca del medesimo;
2) per concetto di revoca si intende un procedimento definitivo con efficacia ex tunc
(decorrente dal momento di adozione del provvedimento, non retroattiva quindi) con il
quale si priva di validità ed efficacia il titolo autorizzativo. Presupposto in tal senso è la
valutazione degli interessi e soprattutto la motivazione che legittima l’adozione di questo
radicale provvedimento da parte della autorità;
3) per concetto di persona sospetta si intende il soggetto in cui sussistano precisi elementi tali
da far ritenere che lo stesso abbia posto in essere condotte idonee alla configurazione di un
comportamento illecito. Riferimento normativo lo rinveniamo nell’art. 157 del TULPS e da
ulteriore normativa vigente;
4) per concetto di persona pericolosa si intende il soggetto su cui sussistano elementi futuri
tali da far sussistere in concreto la possibilità che lo stesso possa essere autore di reati (In tal
caso si parla di “pericolosità penale”) ovvero di atti contrari all’ordine pubblico (In tal caso
si parla di “pericolosità specifica” , elementi che consentono l’applicazione di misure
personali di prevenzione, detentive o non detentive);
5) Per concetti di ordine pubblico, di moralità pubblica, di buon costume o di sicurezza
dei cittadini si intendono ovviamente quelle norme volte a mantenere il vivere civile ed
ordinato, tutelando anche quelle percezioni, assunte dalla maggioranza dei cittadini in ordine
a concetti etici e morali oltre che nel caso di sicurezza pubblica, tutti quegli aspetti devianti
volti a modificare o addirittura a porre in pericolo la tutela dei dettami posti alla base della
carta costituzionale, quali diritti fondamentali ed irrinunciabili dei cittadini.
MODALITA’ OPERATIVE
Secondo un indirizzo sostenuto da autorevoli esperti, l’attività di verifica nei pubblici esercizi si può
qualificare sotto una duplice veste:
- attività volta all’esecuzione di operazioni di polizia giudiziaria (Con decreto dell’A.G. o
di iniziativa della P.G.) in tal caso troveremo la normativa da applicarsi in diverse norme
quali l’art. 41 TULPS in materia di armi o esplosivi, nel codice di procedura penale in caso
di flagranza di reato, in sede di applicazione della normativa in materia di sostanze
stupefacenti o psicotrope ovvero in norme speciali quali il D.L. 306/1992 in materia di
perquisizione di edifici etc. In tal caso dovranno sussistere comunque elementi concreti tali
da individuare precise ipotesi contemplate dalla vigente disciplina penale;
- attività di controllo amministrativo da intendersi quale attività di prevenzione in ambito
amministrativo. In tal caso si parlerà di ispezione (non di perquisizione) rinvenendo la
disciplina specifica nella Legge 24 novembre 1981, n. 689, in particolare nell’art. 13 ,
“Ispezioni dei luoghi diversi dalla privata dimora”. Tale attività va letta in correlazione
all’art. 16 TULPS il quale sanziona penalmente il titolare di esercizio che non consenta
l’accesso agli ufficiali ed agenti di P.S.; non ultimo l’art. 13 della richiamata L. 689/81
consente in ogni caso agli agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria di procedere ad ispezioni,
anche di iniziativa. Da evidenziare che l’attività amministrativa non contempla ne lle
funzioni di vigilanza il potere da parte del personale operante di procedere alla coercizione,
tuttavia qualora siano ravvisabili condotte idonee, il soggetto potrà essere altresì deferito ai
sensi del Codice Penale nelle ipotesi di cui agli artt. 336 (Violenza o minaccia a P.U.), 337
(Resistenza a P.U.) ovvero 650 del Codice Penale nel caso che dalla condotta del
soggetto sia individuabile una ipotesi di “inosservanza dei provvedimenti della autorità”.
Autore: Marco Baffa 3
Fac-simile di segnlazione alla Questura ai sensi dell’art. 100 TULPS
COMUNE DI XXXXXX
Prov. di XXXXX
CORPO DI POLIZIA LOCALE
Al Sig. QUESTORE
Della Provincia di xxxxxx
S E D E
OGGETTO: Segnalazione ai sensi dell’art. 100 del TULPS, ai fini dell’adozione del provvedimento di
sospensione dell’autorizzazione n. xxxx rilasciata a xxxxxx Socio Accomandatario e Legale
Rappresentate della xxxxxx. s.a.s. di xxxxxx & c. con sede Legale in xxxxxxxx in via xxxx civ. xxxx e
titolare della licenza di esercizio n. xxxxxx del xxxxxx, rilasciata dal Comune di xxxxx sotto l’insegna
“Bar xxxxx” ubicato nel Comune di xxxxxxx in Corso xxxxxx civ. xxxxx , quale subentrante alla licenza
n. xxxxx rilasciata dal Comune di xxxxx in data xxxxxx (Di cui si allega copia della scheda di
esercizio).
^^^^^^^^^
Ai fini
dell’applicazione di quanto disposto dall’ art. 100 del R.D. 773/1931, Testo Unico delle Leggi di Pubblica
Sicurezza, , si rappresenta che in data xxxxxx , Agenti in forza al Comando in intestazione, nell’esecuzione di un
servizio d’istituto di controllo ai pubblici esercizi, volto a verificare la corretta applicazione di quanto disposto
dagli artt. 86,88,110 del T.U.L.P.S., così come integrati e modificati in prima istanza dagli artt. 37 e 38 della Legge
n. 388/2000 e successivamente dall’art.22 della Legge 27.12.2002, n. 289, nonché dall’art. 4 della Legge n. 401/89,
e s.m.i. disciplinante l’esercizio di attività di gioco o scommessa, ed integrate dalle s.m.i., hanno accertato che
all’interno dei locali dell’esercizio in pari oggetto e durante l’orario di apertura, si trovavano due soggetti i quali da
accertamenti effettuati presso la locale Questura, risultavano avere precedenti penali specifici in materia di
violazione alla normativa sulla prostituzione e trovavasi in compagnia di n. 2 prostitute, soggetti già noti e deferiti
in altre occasioni alla locale A.G. Con separata informativa ai sensi dell’art. 347 c.p.p. si è provveduto a inoltrare
notizia di reato a carico dei summenzionati generalizzati in :
xxxxxxxxxxx nato a xxxxxx il xxxxxxx e residente a xxxxxxx in via xxxxx civ.xxxxx identificato a
mezzo xxxxx, senza occupazione e fissa dimora e con precedenti specifici per reati legati allo
sfruttamento della prostituzione;
xxxxxxxxxxx nato a xxxxxx il xxxxxxx e residente a xxxxxxx in via xxxxx civ.xxxxx identificato a
mezzo xxxxx, senza occupazione e fissa dimora e con precedenti specifici per reati legati allo
sfruttamento della prostituzione;
I summenzionati sono stati tratti in arresto in quanto colti in flagranza di reato/ sono stati deferiti alla locale
A.G. in stato di libertà. Si propone pertanto l’adozione della misura della sospensione della autorizzazione dell’esercizio
oggetto di controllo ai sensi del combinato disposto di cui all’art. 100 TULPS .
Copia della presente per unione atti alla A.G. procedente nei confronti dei soggetti deferiti in data xxx con
informativa n. prot. xxxxxxxx
Distinti saluti.
IL COMANDANTE
Autore: Marco Baffa 4
Di seguito la giurisprudenza della Cassazione e del Consiglio di Stato in ordine all’art. 100 TULPS.
Cassazione Civile
Revocabilità della licenza in caso di edificio pericolante
1. Se vi è pericolo di crollo del locale adibito ad esercizio pubblico, la licenza è revocabile, pur se l'ipotesi non è
espressamente contemplata dal T.U.L.P.S. (R.D. 18 giugno 1931 n. 773), onde tutelare la pubblica incolumità.
Sez. III, sent. n. 1501 del 18-02-1997, Sebastiani c. Luciani (rv 502520).
Consiglio di Stato
Ratio della norma
2. Il provvedimento ex art. 100, R.D. n. 773/1931 ha prevalente natura di misura cautelare, con finalità di prevenzione
rispetto ai pericoli che possono minacciare l'ordine e la sicurezza pubblica; ne consegue che esso prescinde
dall'accertamento della colpa del titolare del pubblico esercizio, essendo prevalente la finalità dissuasiva della
frequentazione malavitosa indotta dal periodo di chiusura obbligatoria dell'esercizio stesso.
Sez. VI, sent. n. 505 del 07-02-2007, L. c. Questura di Vibo Valentia e altri
3. Secondo quanto dispone l'art. 100 T.U.L.P.S., le ragioni che giustificano l'adozione della misura interdittiva della
sospensione di una licenza, sono rappresentate da esigenze di ordine pubblico, oggettivamente considerate, a
prescindere dalle eventuali responsabilità del titolare della gestione; conseguentemente risulta essere priva di rilievo la
eventuale distinzione tra soggetto titolare della licenza e soggetto responsabile dei fatti che hanno messo in pericolo
l'ordine pubblico.
Sez. VI, sent. n. 4940 del 22-08-2006 (ud. del 09-05-2006), Soc. R. S.a.s. c. Ministero dell'Interno e altri
4.Le finalità che persegue la disposizione di cui all'art. 100 T.U.L.P.S. non è quella di sanzionare la condotta del gestore
di un pubblico esercizio per avere consentito la presenza, nel proprio locale, di persone potenzialmente pericolose per
l'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, ma quella di impedire, attraverso la chiusura del locale, il protrarsi di una
situazione di pericolosità sociale; per questo motivo si ha riguardo esclusivamente alla esigenza di tutela dell'ordine e
sicurezza dei cittadini, prescindendo dalla responsabilità dell'esercente.
Sez. VI, sent. n. 4940 del 22-08-2006 (ud. del 09-05-2006), Soc. R. S.a.s. c. Ministero dell'Interno e altri
5. Ai fini della sospensione della licenza di un esercizio, l'art. 100 del T.U.L.P.S. non ha riguardo alla possibilità più o
meno effettiva per il titolare dell'esercizio pubblico in questione di conoscere la pericolosità dei clienti o i loro
precedenti penali ovvero di impedire agli stessi di soffermarsi presso il proprio locale, bensì alla esigenza obiettiva di
tutelare l'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, indipendentemente da ogni responsabilità dell'esercente; ciò che
rileva, infatti, nella ratio del legislatore, è l'effetto dissuasivo sui soggetti indesiderati, i quali, da un lato, sono privati,
per qualche tempo, di un luogo di abituale aggregazione, dall'altro, sono resi avvertiti della circostanza che la loro
presenza in detto luogo è oggetto di attenzione da parte delle Autorità preposte.
Sez. VI, sent. n. 1563 del 06-04-2007, C. c. Ministero dell'Interno e altri
Autore: Marco Baffa 5
Consiglio di Stato
In generale
6. L'art. 100 R.D. n. 773/1931, rimasto in vigore anche dopo l'entrata in vigore L. n. 287/1991 regolatrice dell'attività
dei pubblici esercizi, prevede, tra l'altro, il potere del Questore di sospendere la licenza di pubblico esercizio quando
l'esercizio medesimo sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose, oppure esso costituisca un pericolo per
l'ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini.
Sez. VI, sent. n. 505 del 07-02-2007, L. c. Questura di Vibo Valentia e altri
7. L'art. 100 T.U.L.P.S. non è ricompreso tra quelli espressamente abrogati dall'art. 30 del D.Lgs. 114/1998; tale nuova
disciplina, che ha regolamentato "ex novo" la materia del commercio, infatti, non è affatto incompatibile con le norme
del Testo Unico, riguardando il corretto esercizio dell'attività commerciale e non anche i profili della tutela dell'ordine e
della sicurezza pubblica (per i quali continua dunque ad applicarsi il Testo Unico).
9. L'Autorità di P.S., secondo la previsione di cui all'art. 100 T.U.L.P.S., può precedere alla revoca della licenza
dell'esercizio commerciale, nel caso in cui si reiteri la situazione che vede l'esercizio stesso abituale ritrovo di persone
pregiudicate o pericolose per l'ordine pubblico.
Sez. VI, sent. n. 4940 del 22-08-2006 (ud. del 09-05-2006), Soc. R. S.a.s. c. Ministero dell'Interno e altri
8. L'art. 100 T.U.L.P.S. prevede non solo che il Questore possa sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano
avvenuti gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose, ma che sia legittimato alla
sospensione anche nel caso in cui l'operatività dell'esercizio stesso possa, comunque, costituire un pericolo per l'ordine
pubblico, la moralità pubblica e il buon costume oppure per la sicurezza dei cittadini; ne consegue che non è necessario,
al fine suddetto, che gli abituali frequentatori siano pregiudicati o pericolosi, potendosi adottare il provvedimento anche
per la cura dell'ordine e della sicurezza pubblica.
Sez. VI, sent. n. 1563 del 06-04-2007, C. c. Ministero dell'Interno e altri
10. La circostanza che in un locale vengano effettuati spettacoli osceni e che nello stesso vi siano alcuni soggetti
pregiudicati, così che esso sia divenuto luogo abituale per la consumazione di attività illecite e richiamo anche di
persone pregiudicate, è circostanza di per sé sufficiente a evidenziare quel "pericolo per l'ordine pubblico, per la
moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini" che consente l'esercizio del potere di cui all'art.
100, comma 1, R.D. n. 773 del 1931.
Sez. VI, sent. n. 4710 del 02-08-2006 (ud. del 09-05-2006), S.L. c. Questore della Provincia di Teramo e altri
Autore: Marco Baffa 6
Consiglio di Stato
Fattispecie di revoca o sospensione
11. Nel caso di sospensione di licenza di un esercizio commerciale in applicazione dell'art. 100 T.U.L.P.S., la
circostanza che una rissa (determinante ai fini della sospensione) tra gruppi di giovani di differente etnia si sia accesa
dopo un certo intervallo di tempo dall'uscita degli stessi dal locale e all'esterno dello stesso (in un luogo, dunque,
sottratto alla diretta vigilanza del gestore), non può avvalorare la tesi dell'occasionalità dell'inizio del litigio all'interno
del locale, tale da non farlo ricadere fra i requisiti prescritti dall'art. 100 del T.U.L.P.S. Al contrario, il fatto che il
dissidio in questione abbia avuto inizio all'interno del locale (con reciproci insulti e minacce) è indice del fatto che
all'interno dello stesso si è creata una situazione di tensione sostanzialmente adatta allo sviluppo della contesa, sfociato,
poi, in forme di aggressione all'esterno del locale medesimo. Proprio lo svolgersi di tali fatti è idonea a legittimare
l'intervento dell'autorità di P.S. che, attraverso l'adozione di misure quale quella in questione, mira, correttamente, a
dissuadere i soggetti indesiderati attraverso la chiusura, limitata nel tempo, del locale costituente occasione prima di
aggregazione ed il segnale che la loro presenza in detto luogo è oggetto di specifica attenzione da parte degli organi a
ciò deputati.
Sez. VI, sent. n. 1563 del 06-04-2007, C. c. Ministero dell'Interno e altri
12. Vi è differenza tra l'adozione di provvedimenti, di carattere personale, involgenti i singoli partecipanti ad una rissa,
e la misura di pubblica sicurezza, di chiusura temporanea di un locale, atta a prevenire, nel breve periodo, il possibile
riaccendersi, sul posto (e, quindi, anche nel locale e in ragione della frequentazione dello stesso) di ragioni di dissidio
che il decorrere del tempo può concorrere ad attenuare; conseguentemente non può ritenersi che nell'adozione di un
provvedimento di sospensione di licenza commerciale ex art. 100 T.U.L.P.S., a causa di rissa svoltasi all'esterno del
locale, ma iniziata all'interno dello stesso, il Questore, con palese sviamento di potere, abbia preferito chiudere il locale
piuttosto che adottare provvedimenti a carico dei partecipanti alla rissa (adottando, in tal modo, una determinazione
fondata su una sorta di responsabilità oggettiva del gestore stesso).
Sez. VI, sent. n. 1563 del 06-04-2007, C. c. Ministero dell'Interno e altri
Ulteriore importante sentenza del Consiglio di Stato , Sez. V, sentenza n. 5566 del 23 ottobre
2007, in cui l’Organo Giudicante è entrato in merito ad un ricorso presentato dal titolare un
pubblico esercizio, attività per la quale il Questore di Udine aveva emesso due provvedimenti
consecutivi ai sensi art. 100 TULPS . In particolare il Consiglio di Stato è entrato in merito ai
caratteri essenziali precedentemente richiamati nel testo del ricorso presentato con le seguenti
argomentazioni :
1) Il potere di sospendere la licenza accede al potere di rilasciarla, ed infatti è previsto in via
ordinaria dall’art. 110 del TULPS. Di conseguenza il titolare della licenza è assoggettato
ad un riscio specifico, legato alla possibilità che il locale gestito dia luogo ai problemi che
legittimano l’applicazione dell’art. 100 (Tulps n.d.r.)
2) Pertanto, la sopensione non sottrae il bene della vita attribuito al titolare della licenza in
quanto questa costituisce espressione di una facoltà che la legge espressamente riserva
all’amministrazione nell’ambito del rapporto di cui si discute. In altri termini, il rapporto
che si instaura con il rilascio della lcienza di pubblico esercizio contiene anche il potere
dell’amministrazione di sospendere anche la sua efficacia
3) Tale fattispecie non è, quindi, sussumibile nel disposto dell’art. 25 quienqies citato,
applicabile in casi in cui la posizione di vantaggio attribuita al privato presenta un
grado di stabilita’, estraneo al rapporto di cui ora si discute.
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domenica, 17 maggio 2009

RAINER MARIA RILKE (Praga, 1875/Val-Mont, Ginevra, 1926)

Esperienza della morte

Nulla sappiamo di questo svanire

che non accade a noi. Non abbiamo ragioni

- ammirazione, odio oppure amore -

da mostrare alla morte la cui bocca una maschera



di tragico lamento stranamente sfigura.

Molte parti ha per noi ancora il mondo. Fino a quando

ci domandiamo se la nostra parte piaccia,

recita anche la morte, benché spiaccia.



Ma quando te ne andasti, un raggio di realtà

irruppe in questa scena per quel varco

che tu ti apristi: vero verde il verde,

il sole vero sole, vero il bosco.



Noi recitiamo ancora. Frasi apprese

con pena e con paura sillabando,

e qualche gesto; ma la tua esistenza,

a noi, al nostro copione sottratta,



ci assale a volte e su di noi scende come

un segno certo di quella realtà;

tanto che trascinati recitiamo

qualche istante la vita non pensando all'applauso.



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domenica, 17 maggio 2009
QUEL FRESCO PROFUMO DI LIBERTA'.....

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venerdì, 15 maggio 2009

DAL BLOG DI ANTONIO DI PIETRO:



Sig Presidente del Consiglio che non c'è,

l'Italia dei Valori voterà contro questo provvedimento perché non è un "Pacchetto sicurezza" ma un "pacchetto insicurezza e mistificazione della realtà".

Ancora una volta la Sua propaganda di regime cerca di confondere le acque con provvedimenti di chiaro stampo propagandistico, come si usava negli anni del fascismo a cui Lei è cosi affezionato che ora vuole rifilarcelo di nuovo.

Lei non è nuovo a tali comportamenti: lo ha fatto con il caso Alitalia, facendo credere che aveva salvato l'azienda mentre quella è fallita, lo ha fatto con i rifiuti di Napoli, semplicemente spostandoli nelle periferie, lo sta facendo con la tragedia del terremoto in Abruzzo, facendo credere agli abruzzesi che è possibile ricostruire oggi con fondi che arriveranno nel 2032.
Lo sta facendo con la miriade di volte che sposta gli stessi soldi da un capitolo all’altro per far credere che sta provvedendo a tutti e a tutto, proprio come faceva il suo predecessore che spostava 4 cannoni arrugginiti da un posto all’altro per magnificare l’inesistente potenza militare del fascismo.

Lo sta facendo anche oggi, facendo credere che con l'odierno provvedimento sarà possibile garantire più sicurezza al nostro Paese, mentre in realtà trattasi solo di provvedimenti che all'atto pratico non incideranno in alcun modo sullo stato delle cose.

Un esempio?
Prendiamo il caso del reato di clandestinità. Così come è stato congegnato non serve a nulla all'atto pratico, fermo restando che è di per sé odioso in quanto si sanziona penalmente una realtà soggettiva della Persona e non una sua condotta. Già ora la sanzione per il clandestino è l'espulsione. Prevedere che per ogni clandestino vi deve essere l'espulsione penale – e non solo quella amministrativa - vuol dire ingolfare i Tribunali e le Procure di centinaia di migliaia di fascicoli e processi che terranno occupati i magistrati, i loro ausiliari e le forze di Polizie in estenuanti processi che di fatto non serviranno a nulla giacchè nessun clandestino pagherà mai i 10.000 euro di ammenda previsti e certamente non puoi metterli tutti in carcere se non la pagano o se rientrano dopo l’espulsione. Già ora ci sono oltre 60.000 detenuti a fronte di meno di 40.000 posti letto nelle carceri italiane. Dove li mettiamo le centinaia di migliaia di persone che da domani dovremmo sbattere in galera per il solo fatto che sono clandestini?
La verità è che trattasi di una mera “norma manifesto” o meglio solo di un “manifesto elettorale” buono per turlupinare i cittadini ma senza in alcun modo risolvere il problema.
Altro lavoro a vuoto per i magistrati e le forze dell’ordine, quindi, che si aggiunge al tanto lavoro a vuoto che essi già oggi stanno facendo, ad esempio a seguito dei nuovi termini ridotti per la prescrizione dei reati che lei sig. Presidente del Consiglio ha fortissimamente voluto per assicurarsi la sua personale impunità. Lo sa che per quella sua scellerata scelta personale ogni anno vanno in prescrizione oltre 200.000 procedimenti penali, con la conseguenza che ci sono in giro 200.000 potenziali delinquenti ed altrettante vittime che non possono avere giustizia per colpa sua?
E si rende conto di quanto lavoro a vuoto Lei sta facendo fare alle forze di Polizia ed ai magistrati solo per i suoi personali interessi?

E’ lei e la sua maggioranza che le viene appresso che ingenera insicurezza , sig. Presidente del Consiglio, altro che “addosso al negro” con cui vuole rigirare la frittata.

Insomma: anche la previsione del reato di clandestinità altro non è che una "mascariata" per nascondere i reali problemi che rendono impossibile garantire la sicurezza nel nostro paese. Che, per quanto ci riguarda, sono soprattutto più risorse finanziarie, più mezzi e più personale.
Ancora una volta l'esatto contrario di quello che Lei ed il suo Governo avete fatto con l'ultima legge finanziaria in cui avete ridotto di oltre 3 miliardi lo stanziamento a favore del comparto sicurezza e del comparto difesa.
Invece di rafforzare le Forze di Polizia le togliete risorse, le avete ridotto i fondi per gli straordinari e per le missioni, per la benzina e pesino per l' armamentario.

Anche la previsione delle ronde non è altro che una trovata propagandistica che nulla ha a che vedere con la sicurezza. Basta riflettere a quello che formalmente dovrebbe essere il loro esclusivo compito: segnalare agli organi di polizia eventi che possano arrecare danni alla sicurezza. E che c'era bisogno di una nuova norma di legge per una cosa del genere?
Già ora qualsiasi cittadino - solo o in compagnia che si trovi - può denunciare (ed in alcuni casi deve denunciare) situazione di illegalità di cui viene a conoscenza o è testimone.
La verità è un'altra ed è che si vogliono fare "ronde di squadristi" per andare in giro a fare i gradassi, le spacconate, il Far West un po’ come ai tempi dell’Apartheid, della caccia al negro da parte di bianchi americani. Insomma un ritorno al passato che mortifica lo Stato di diritto.

Da qui, il concreto pericolo che le forze di polizia dovranno passare più tempo a correre appresso a loro che appresso ai delinquenti veri; più tempo a dirimere le tensioni che si creeranno nel territorio fra “inseguiti” e “inseguitori” che si scontreranno per strada in uno scontro all'OK Korral!
L’occasione sarà sfruttata anche e subito per fondare le "ronde di partito", nuovi tutori della Razza ariana ed anche le "ronde mafiose", quelle cioè che avranno più facilità di mascherarsi dietro una parvenza di legalità per controllare meglio e con più spudoratezza determinati territori in mano alla malavita (già me lo immagino io chi saranno i veri e reali reclutatori delle ronde a Casal di Principe, in mano al Clan dei casalesi!).

E veniamo alla questione dei cosiddetti “Respingimenti”!
L'Italia dei Valori ritiene in sé la politica dei respingimenti una risposta legittima nei confronti di chi attraversa le nostre frontiere clandestinamente ma per così come essa è stata formulata e prevista è non solo una "Sparata propagandistica" ma anche un atto disumano che non onora il nostro Paese.
Certamente va stigmatìzzata l’insufficienza dell’azione, e per certi versi anche l'ipocrisia, delle Nazioni Unite e dell'Unione europea.
Chiedono a noi di farci carico di tutte le tragedie del terzo mondo che arrivano nelle nostre coste invece di costruire essi stessi e per primi ponti di solidarietà internazionale.
Ma questo non può essere una buona ragione per permettere all'Italia di violare i trattati internazionali in materia di diritti umani.
Certo, in Libia i diritti umani sono un optional ma questo non legittima noi di comportarci nello stesso modo.
Ecco perché noi di IDV deploriamo che i respingimenti avvengono cosi, brutalmente e senza alcuna preventiva verifica dello status soggettivo delle persone che si trovano sui barconi alla deriva nel nostro mediterraneo: donne incinte, minori soli, perseguitati politici a cui viene negato il diritto di asilo.

E poi diciamola tutta: la maggior parte dei migranti (clandestini e non) provengono dai paesi dell'Est e quindi anche questa caccia al "barcone africano" altro non è che l'ennesima espressione dell'intolleranza razzista e xenofoba di questo governo per il quale tutti i neri sono brutti e straccioni, di razza inferiore, da poter usare e buttare a proprio piacimento: proprio come si faceva una volta.

Noi di IDV contestiamo questa concezione dell'immigrato visto sempre e solo come un "pericolo" per il nostro Paese.
Ci sono 700 mila badanti straniere che appunto badano ai nostri anziani, che faremmo senza di loro?
Ci sono migliaia e migliaia di stranieri che operano nel nostro paese nel mondo imprenditoriale, artigianale e come lavoratori autonomi, producendo reddito e dando lavoro a molte altre persone, anche italiane: perché criminalizzare tutti, come se fossero tutti delinquenti?.
Ci sono intelligenze e professionalità straniere di cui l'Italia ha bisogno estremo per migliorare la propria imprenditorialità e lo sviluppo scientifico: perché rinunciarci?

Come si fa allora ad alimentare questo insistente e persistente odio razziale nei confronti di tutti gli immigrati, indistintamente?

La verità è una e una sola: che va punito il criminale in quanto tale, italiano o straniero che sia, e non in base alla sua provenienza o al suo colore o, peggio ancora, alla sua religione. Ma questo è tutto ciò che vogliamo far capire a questo Governo: un Governo che non vuole avere più sicurezza nel nostro Paese, ma vuole trasformare il nostro Paese in un Paese dell'intolleranza, in cui si vuole negare la possibilità che persone di un diverso colore e di una diversa provenienza siano diverse da noi, un Paese fascista, xenofobo, razzista e piduista: questo vuole lei, signor Presidente del Consiglio!
Per questo noi, prima o poi, riusciremo a mandarla a casa!

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domenica, 03 maggio 2009

Patente elettorale a punti




  Metteresti mai un virus a capo del reparto di infettivologia? Metteresti mai un rapinatore come guardia giurata di una banca? Metteresti mai tua suocera come garante della privacy del tuo matrimonio?
 Noi mettiamo condannati in via definitiva a sedere in parlamento.

 Trecentomila persone hanno firmato per un parlamento pulito, ma queste trecentomila firme languono sotto chili di scartoffie. Il senato non se ne occupa. E' normale. Sarebbe come affidare a Casanova la direzione di un corso prematrimoniale, o a Pietro Gambadilegno un commissariato di polizia.

 Ma questi mafiosi, questi corruttori, questi ladri non ci sono mica andati da soli al Parlamento. Ce li hanno mandati altri mafiosi, altri corruttori, altri ladri.
 E allora ti dico una cosa. Non basta mandare a casa i parlamentari condannati in via definitiva. Bisogna togliere il diritto di voto ai cittadini italiani disonesti, ai cittadini italiani condannati in via definitiva. Perchè i mafiosi voteranno altri mafiosi. I corrotti voteranno altri corrotti. I ladri voteranno altri ladri.

 Ma  ti dirò di più. Tu ...che hai dato la tua preferenza in cambio non di un servizio generale che andasse a vantaggio della collettività, ma di un tuo tornaconto personale. Tu che volevi il futuro assicurato, la pancia piena senza fare niente, possibilmente grattandotela. Magari un ruolo da funzionario, da burocrate, magari volevi fare il bortaborse, oppure il sotto-sottosegretario all'usciere del palazzo regionale.  Tu, che hai mandato qualcuno nei ruoli chiave delle istituzioni non per la forza delle sue idee, dei suoi programmi, ma in base a quanto poteva soddisfare la tua avidità. Tu che hai mandato un ladro nelle istituzioni, perchè qualcuno che ti regala un posto di lavoro che non gli appartene è un ladro... Tu che hai praticato il voto di scambio...
 Tu non hai  il diritto di voto.

 Aristotele aveva ragione. In una democrazia compiuta non possono mica votare tutti. Dovrebbero votare i migliori, aristos, gli illuminati. I due terzi, un terzo della popolazione, io non lo so... Ma se guardi Uomini e Donne, se ti interessi solo di tronisti e troniste, non puoi votare. Se ti diverti come un pazzo dietro al Grande Fratello, dove quattro scimmiette ammaestrate urlano, gridano, saltano, cantano, schiamazzano nonostante abbiano 28, 30 anni, e lo fanno come adolescenti idioti in età prepuberale, ...non puoi votare. Se ti piace andare allo stadio con una spranga per picchiare gli altri, per tirare giù i motorini dagli spalti, non puoi votare. Perchè per votare bisogna avere un po' di senso civico, bisogna avere dimostrato di conoscere le istituzioni, di sapere quello che si sta facendo. Non si può leggere solo di gossip per cinque anni, e poi infilarsi in quella cabina elettorale con una matita copiativa in mano puntata come un fucile verso la democrazia.
 Se sei una persona così, non puoi votare.

 Per certe trasmissioni dovrebbe essere previsto il reato di circonvenzione di incapace finalizzata allo sfruttamento e al mantenimento dell'ignoranza.
 Altrimenti non si capirebbe come fanno ad essere eletti questi personaggi come quel Provoloni - come si chiama - quello che vuole la doppia corsia nei pronto soccorso dei territori amministrati dalla Lega. Due code diverse, con priorità diverse, con bollini diversi, con dottori diversi. Così se da una parte arriva un extracomunitario con le budella di fuori e i dottori sono impegnati perchè stanno curando qualcuno che magari è infartuato, mentre nell'altra corsia altri dottori si girano i pollici nel tentativo di riattacare la dentiera a mia zia che ha 75 anni, quello con le budella di fuori deve aspettare.
 Altrimenti non si capirebbe come facciamo ad eleggere persone che poi bruciano la bandiera, né come facciamo a mandare ministri, parlamentari che si sputano, si picchiano in aula. Come fanno poi a fare una buona legge contro la violenza?
 Altrimenti non si capirebbe come facciamo ad eleggere persone che a una convention del PDL danno della zoccola a un membro della loro stessa squadra di governo. Come fanno poi a fare una buona legge per favorire l'emancipazione della donna, che ci vede agli ultimi posti in Europa?

 Per questo io propongo l'istituzione della Patente Elettorale, per conseguire la quale bisogna dimostrare di saper disquisire in scioltezza di concetti quali la separazione dai poteri, del ruolo chiave dell'informazione in una moderna democrazia. E dev'essere una patente a punti. Ogni volta che si commette un illecito amministrativo o un'infrazione vengono decurtati dei punti. Ogni volta che si viene condannati si perdono dei punti.

 Per votare in un referendum, che è la massima espressione di uno stato democratico, bisogna essere a punteggio pieno. Per votare alle politiche bisogna avere almeno la metà dei punti disponibili. Per le amministrative e le comunali, qualche punto residuo bisogna ancora averlo.

 Ma senza punti... Senza punti te ne stai a casa. E lasci l'Italia in mano agli italiani onesti.

http://www.byoblu.com/post/2009/05/03/Patente-elettorale-a-punti.aspx
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giovedì, 16 aprile 2009

Caos e schiamazzi notturni, bar sotto sequestro

Inserito dalla redazione di NoiTv il 14/04/2009

LUCCA - La Squadra mobile ha sequestrato il ''Barman'' di S. Cassiano a Vico. Un provvedimento disposto in via cautelare dal gip Annarumma dopo una lunga serie di riscontri innescati dall'esposto dei residenti della zona.

Nel corso di numerosi interventi, gli agenti hanno accertato che il Barman rimaneva aperto fino a tarda notte, sforando ampiamente l'orario di chiusura, soprattutto dal giovedi' alla domenica. Un sopralluogo dell'Arpat ha confermato che la musica e il rumore superavano i limiti di legge. Inoltre nel locale tutti fumavano, appestando l'aria al punto da disturbare le famiglie che abitavano nei piani superiori dell'edificio. Raccolti tutti gli elementi con la collaborazione della polizia municipale, per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente la squadra mobile ha richiesto e ottenuto dal gip un provvedimento cautelare. E cosi' il locale e' stato sequestrato per disturbo al riposo delle persone e per getto pericoloso di cose, con riferimento all'immissione molesta di fumo.

***********************************

Pubblico qui di seguito i commenti che ho trovato sul sito NOITV, ringrazio tutti coloro che hanno speso una parola per questo CASO INSOLITO, li ringrazio da qui pubblicamente poichè non so esattamente chi devo ringraziare personalmente pur comprendendo dai contenuti che si tratta di persone a me vicine poichè ben informate sui fatti.

GRAZIE

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Inviato da Frà Cristoforo   il 16/04/2009 14:18

Spett? NOI TV

CC LA NAZIONE LUCCA

CC IL TIRRENO CC ITALIA 7

CC ITALIA 7

CC DI LUCCA

CC QUANTI ALTRI RITERRO’ OPPORTUNO

 

Conosco personalmente i proprietari del Barman, le loro vicissitudini e non credo ad una sola parola di quanto affermato dalle varie autorità e giornalisti che, pedissequamente, hanno riportato senza controllare se ciò che riportavano corrispondeva a verità, senza usare il tempo condizionale nei verbi e, per concedere un minimo di replica ai gestori del Barman hanno dovuto essere… bloccati.

Per capire meglio, ho cercato d’informarmi sulla reputazione del Dott. Annarumma, il GIP che ha emesso l’atto di sequestro. Tutti concordano sul fatto che è “bravo”. Bravo…, chissà quante peculiarità positive sono racchiuse in questo aggettivo, e chissà se comprende anche la peculiarità di essere “scrupoloso”! Voi direte: ma per essere bravo, deve essere scrupoloso per forza! No, signori! Si può prendere per oro colato le affermazioni di propri sottoposti o collaboratori e, sulla base di loro dichiarazioni errate o false, si può tranquillamente rovinare splendide famiglie, pur portando a termine con diligenza quanto ci si era riproposto, che potrebbe a volte far chiudere, indebitamente, un bar di gente onesta che ci fa campare 2 figlie, a volte anche mettere in galera un innocente; il tutto facendo il proprio lavoro in modo impeccabile, da “bravo”. Tutto dipende da cosa si è disposti ad esaminare scrupolosamente, di ciò che i propri collaboratori pongono sul tavolo! Ma il dott. Annarumma è bravo, forse senza eccezione alcuna, quindi procedo, con animo lieto, nelle mie considerazioni.

Voi scrivete:

“Nel corso di numerosi interventi, gli agenti hanno accertato che il Barman rimaneva aperto fino a tarda notte, sforando ampiamente l'orario di chiusura, soprattutto dal giovedi' alla domenica.”

Bravi! Bravi anche voi, non solo il dott. Annarumma!

Che unità di misura è “numerosi?" Quanti sono “numerosi interventi?” 3, 5, 10, 20…?

Mi dica, Sig. Giornalista “bravo”! Supponiamo che dopo la morte del titolare ed il subentro degli eredi improvvisamente, ogni settimana, 1-2 volte la settimana, per alcuni mesi, sia uscita una pattuglia di poliziotti a verificare le “malefatte” del Barman.

In tal caso si potrebbe tranquillamente affermare che gli interventi della polizia sono alcune decine? Bene! Ad un “bravo” giornalista non sovviene di verificare quante contravvenzioni sono state elevate al Barman per schiamazzi, per fumi molesti, per orario di chiusura ritardato… ecc., dopo tanti interventi di polizia? No? perché? Perché lo ha detto la Polizia e anche nella Polizia vi sono i “bravi”? Se lo dice la polizia allora è oro colato? Ma se così fosse non ci sarebbe bisogno dei processi; basterebbero le dichiarazioni di… un vice questore aggiunto che, anche lui,  è “bravo”.

Se risultasse che in tutti questi mesi di “tormento” da parte della polizia, non fu mai elevata una sola contravvenzione al Barman, non Le sovviene, Sig. Giornalista “bravo” che qualcosa non torna nell’operato dei vari… personaggi “bravi” che si stanno occupando di questa faccenda? Procediamo…

Lei scrive:

“Un sopralluogo dell'Arpat ha confermato che la musica e il rumore superavano i limiti di legge.”

E’ sicuro di quello che ha scritto? Oppure lo ha scritto perché Lei è un “bravo” giornalista, e per tale ragione ha semplicemente riportato, come fanno i “bravi”, ciò che si è sentito dire da un "cittadino al di sopra di ogni sospetto?" Ha controllato se nella perizia dell’ARPAT si parla di musica? Se ciò non fosse vero, Lei e chi le ha fornito tale notizia, su… su.. fino al nostro… “bravo” dott Annarumma, che sulla base di “oro colato” sta mettendo sul lastrico una famiglia, non  avreste forse maneggiato e utilizzato una… menzogna? Oppure le menzogne sono solo quelle che riguardano i “cittadini non funzionari?” Dire e scrivere una cosa che non risponde al vero, e che produce conseguenze gravissime, cos’è? Se lo fa l’Autorità Costituita cos’è? Un incidente? Un equivoco? Un dettaglio… insignificante che, tutto sommato riguarda solo la vita di 4 persone incensurate e corrette? La informo, che la perizia dell’ARPAT Parla di rumori che eccedono i limiti, ma non di musica perché non c’era musica! Un altro “bravo” personaggio, incaricato di redigere il verbale dell’ARPAT, pensò bene che attenersi strettamente alla perizia sarebbe stato “riduttivo” e che così come stava, la perizia avrebbe inguaiato chi l’aveva richiesta! Forse, questo “bravo” pensò bene che sarebbe stato un atto “diligente” aggiungere e corredare il verbale con un dettaglio mancante: LA MUSICA AD ALTO VOLUME! La musica non c’era, quindi non poteva essere neppure ad alto volume, ma siccome “avrebbe potuto esserci” l’aggiungerlo, però, metteva al sicuro coloro che avevano richiesto la perizia e cioè i veri responsabili di tutto questo. Lei, e tutte le “brave” persone “di potere” che si stanno occupando di questa faccenda che si sta facendo ogni giorno più “equivoca”, possibile che essendo “tanto, ma tanto brave” non sappiate, che se dal locale, solo svolgendo la normale attività per il quale è destinato,  trapela un rumore oltre i limiti, i responsabili di questo non sono i gestori del locale, ma i proprietari che dovevano affittarlo insonorizzato in modo opportuno? Non vi risulta che vi sia in atto un ricorso all’ARPAT da parte del Barman, e che quasi sicuramente saranno i proprietari, cioè coloro che hanno prodotto tutto ciò, a doverne rispondere in tutti i sensi? Non  sapete questo? Strano, eppure finora si sono occupate di questa faccenda solo persone “brave”!

Lei scrive:

“Inoltre nel locale tutti fumavano, appestando l'aria al punto da disturbare le famiglie che abitavano nei piani superiori dell'edificio.”

Lei, che appartiene alla categoria dei “bravi”, ha appurato quante contravvenzioni sono state elevate per questo? Neppure una! Allora? Tutti quei poliziotti che nei mesi si sono succeduti per andare a controllare tutte quelle trasgressioni e non hanno mai rilevato ufficialmente nulla? Mai una contravvenzione? Mai un verbale rilasciato ai gestori? Cosa andavano a fare, tutte le settimane, al Barman? Che risposta riesce a darsi?

Lei scrive:

“Raccolti tutti gli elementi con la collaborazione della polizia municipale, per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente la squadra mobile ha richiesto e ottenuto dal gip un provvedimento cautelare. E cosi' il locale e' stato sequestrato per disturbo al riposo delle persone e per getto pericoloso di cose, con riferimento all'immissione molesta di fumo.”

Raccolti quali elementi? Non ne ha elencato uno solo che lei abbia avuto modo di verificare e di esibire!  Quante sono le famiglie che hanno fatto segnalazioni a raffica alla polizia, o anche una sola? Quante sono, invece, le famiglie che hanno firmato una dichiarazione in cui si evince che nulla di quanto l'autorità si è servita per portare il Barman al sequestro è vero? Lei, che è un “bravo” giornalista, come sono “bravi” tutti quelli che si sono occupati di questa faccenda si è preoccupato di appurarlo? Ha cercato di verificare se per caso tutte queste segnalazioni “fasulle” fatte a raffica alla Polizia di Stato e ad altri corpi di Polizia  furono fatte sempre dalle stesse persone che possono essere identificate in coloro che avrebbero un ottimo motivo economico per fare chiudere il locale? Ha cercato di appurare il movente di tutto questo? Potrebbe essere, ad esempio, che dietro a queste azioni vi sia un progetto di trasformazione del locale in una palazzina e quindi una questione di molti soldi che potrebbe spiegare tante cose apparentemente inspiegabili? Ha provato ad indagare in Comune se esiste un progetto in tal senso?

L’articolo da lei scritto sarebbe fare del giornalismo? Che pena…. e che paura! Questo modo di agire, da parte di tante “brave” persone mette paura e ribrezzo!

Ho avuto modo anche di ascoltare l’intervista del Vicequestore Virgilio Russo: che simpatico siparietto!

Procediamo!

Il sig. Vicequestore, provvide a fare sequestrare il Barman il venerdì di Pasqua, 10/04/ 2009.

L’intervista e quel siparietto in cui si vedono 2 poliziotti che, davanti alle telecamere, senza alcun contraddittorio, fingono... badi bene, fingono di apporre i sigilli, avvengono il martedì dopo pasquetta, cioè in data 14/04/2009, cioè ben quattro giorni dopo.

In altre parole, il Sig. Vicequestore aggiunto, Virgilio Russo, con i soldi dei cittadini, manda 2 poliziotti a recitare il siparietto, al solo beneficio di una TV locale, per mostrare ai lucchesi come si trattano le persone che non sono proprio… “ammodo”, come si fa in modo di evidenziare che siano i proprietari del Barman.

Simpaticissimo pure il siparietto dell’intervista del vicequestore aggiunto Virgilio Russo, indiscutibilmente conosciuto per essere un bravo funzionario di polizia e per questo rimangono veramente sconcertanti le sue dichiarazioni: snocciola falsità una dopo l'altra! Egli afferma che si sono verificate situazioni di restringimento della carreggiata impedendo a vigili del fuoco e addetti alla nettezza urbana di svolgere il loro lavoro: costui è in grado di dimostrare ciò che afferma? Costui sa che da ben 9 anni il Barman apre alle ore 17:00? A che ora passa la nettezza urbana, Sig. vicequestore aggiunto Virgilio Russo? Ammesso e non concesso che fosse vero, costui ci sta dicendo che se davanti ad un servizio pubblico dei clienti parcheggiano male la macchina, non si multa il proprietario della vettura, ma si chiude il locale? Quante contravvenzioni sono state elevate, per sosta inadeguata o altre motivazioni, davanti al Barman?

La risposta è: NESSUNA!

Qualcuno lo ha appurato per confrontare le dichiarazioni sconcertanti  del vicequestore Russo?

La risposta è: NESSUNO!

A Lucca dunque, potrebbe succedere che se davanti all’ospedale qualcuno parcheggiasse male le vetture, potrebbero chiudere l’ospedale? Ma si rende conto cosa ha affermato? Io penso di sì ed è per questo che credo si stia respirando un’aria che induce ad avere paura.

Queste cose sconcertano e spaventano il cittadino onesto :è sempre più raro riuscire ad avere giustizia.  

Io spero che i gestori del Barman trovino la forza ed i mezzi per reagire a questa situazione e smascherare e rivelare, con tutti i mezzi legali disponibili, le vere ragioni che hanno mosso tante “brave” persone, perché è indiscutibile che tutte le persone fin qui apparse sono, per ciò che si conosce di loro, sia della brave persone, che brave nel loro lavoro. Allora cosa potrebbe essere successo? E se tutti avessero presi una cantonata?

Provo a fare un’ipotesi!

Il Dott. Annarumma, Gip, ottimo funzionario, riceve una documentazione che non significa nulla, ma gli viene spiegato da un validissimo funzionario, il Vicequestore Virgilio Russo, che la situazione è grave e che i gestori sono persone equivoche.

Il vicequestore Russo, che è un cittadino al di sopra di ogni sospetto, potrebbe a sua volta avere ricevuto sul tavolo una documentazione che non significa nulla, ma la rassicurazione di un suo valido collaboratore che la situazione è grave e che i gestori sono persone equivoche.

Qui penso che la catena degli… equivoci, potrebbe terminare e se il nostro bravissimo Russo, cominciasse a chiedere le pezze d’appoggio per tutto ciò che fu indotto a fare e dichiarare, in base forse… ad “informazioni assunte ed indagini esperite” da quel suo “validissimo”, collaboratore, forse… il dott. Russo verrebbe indotto a cessare immediatamente questo tipo di attività contro il Barman.

Cos’altro possa mancare, di sconcertante, in questa storia “equivoca” ancora non so, di certo non mancano i “bravi” che invece “abbondiono”!

Resta inteso che, come cittadino, non condivido né questo modo di fare giornalismo, né il modo di condurre queste operazioni di polizia, e per tal motivo non sarei tenuto a salutare, ma preferisco, come cittadino italiano, aumentare il mio credito nei vostri confronti e, in attesa di ricevere vostre comunicazioni tramite Polizia Postale, vi porgo i più

Distinti saluti

                                            Fra Cristoforo


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Inviato da Nando Meliconi il 15/04/2009 18:47

E' bello vedere che le istituzioni sono al servizio dei cittadini.

E' bello vedere che anche la stampa locale lo è.

Ma non è bello vedere che tutti parlano,ma che l'interessato neanche viene invitato a farlo!!!

Conoscendo personalmente la proprietà del locale ho forti dubbi sul fatto degli schiamazzi e del fumo nocivo a terzi(???).

Voi come redazione locale avete l'obbligo di dare spazio a tutti,quindi date spazio anche ai proprietari del locale in questione,perchè siamo in molti a conoscere queste persone,non perchè di Lucca,ma bensì per motivi di impegno sociale.

Arrivederci e grazie.

Nando da Roma.

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Inviato da Edy Sangio il 15/04/2009 18:31

Ma come fate a scrivere senza conoscere i fatti e la realtà? Vi rendete conto dei Danni che provocate? Io spero che con altrettanta velocità andiate a parlare con la Titolare di quel locale ,ve ne racconterà delle belle e vedremo se sarete altrettanto celeri nel fornire INFORMAZIONE CONSAPEVOLE !

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Inviato da Tinazzi Lion il 15/04/2009 16:00

Credo che questo portale debba dare per legge ed è passibile di denuncia/ querela , dare anche ampio spazio e diritto di replica alla parte lesa , il bar sotto sequestro in questione e dare pieno rilievo alla sua posizione . Per un elementare diritto , per la tutela dell'immagine e per un servizio di informazione che non sia parziale , di parte.

Fossi il proprietario del bar vi invierei diffida con richiesta imperativa a inserire la replica , in buona posizione e con la stessa evidenza con la quale avete dato con questa notizia.

Tinazzi

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Inviato da Tinazzi Lion il 15/04/2009 15:52

Durante viaggi di lavoro mi sono recato personalmente in quel locale piu' volte , del quale ho apprezzato l'accoglienza , il servizio e l'assoluta assenza di fumo e di rumori fastidiosi dall'interno. E lo posso testimoniare.

Al punto che la prima volta , in tarda serata non si distingueva il locale dalle altre abitazioni perchè dal silenzio generale ritenevo fosse chiuso.

Mi chiedo come si possa giustificare un provvedimento cosi' penalizzante , che non è riservato a delinquenti e come si possa perseguitare normali cittadini che cercano di lavorare senza dar fastidio a nessuno.

Forti con i deboli , silenziosi con i forti.

Quando organizzo a casa mia il compleanno delle figlie , devo aspettarmi il sequestro della casa ????

E si perchè c'e' un gran vociare fino a tarda notte ...e magari qualcuno che fuma in giardino....

Quali sono i veri motivi ? Cosa c'e' sotto ?

Tinazzi  

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Inviato da Giuseppe Bianchi il 15/04/2009 00:47

Vorrei sapere dalla vostra redazione, chi pagherà i danni morali da voi provocati al gestore del bar,dopo la messa in onda del vostro INFAMANTE servizio! Mi auguro che lo stesso titolare agisca penalmente nei vostri confronti.

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Ma che è possibile leggere ste cose?

Inviato da Paolo Cicerone il 15/04/2009 00:21

"Inoltre nel locale tutti fumavano, appestando l'aria al punto da disturbare le famiglie" ma prima di scrivere ste scemenze lo collegate il cervello? Come facevano a disturbare le famiglie fumando? Che cazzo si fumavano? Gli alberi? Se foste giornalisti VERI avreste scoperto che i padroni di casa del gestore del bar stanno facendo di tutto da anni per cacciarla via con qualsiasi scusa perchè hanno intenzioni SPECULATIVE sul fabbricato in questione e sono riusciti a raccogliere firme soprattutto tra i loro parenti che abitano nel vicinato. Purtroppo conosco personalmente chi gestisce il bar e posso garantire sulla buona fede della persona che non è nè una "schiamazzatrice" nè altre cose che hanno tentato di far passare. Avete provato a contattarla e a chiedere un parere e indagare sulla cosa anzichè scrivere che "il fumo disturba le famiglie del vicinato"??

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Inviato da marialuisa pasquin il 15/04/2009 12:58

concordo con Cicerone e aggiungo:

sono visionabili le certificazioni effettuate da agenti e ispettori arpat?

approfondite meglio l'accaduto,e contattate la proprietaria, parlatene.

prima di scrivere, controllare, visionare, valutare. 

 

http://www.noitv.it/notizie/2009/NL130672/?searchterm=barman















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giovedì, 09 aprile 2009
MISTERI DI STATO/SCOPERTO ECHELON ITALIA
di Rita Pennarola [ 05/04/2009]


Prove generali di stretto controllo telematico nei tribunali e Procure di tutta Italia. Genchi lo aveva capito: un grande orecchio e' in ascolto e con il nuovo Registro Generale Web l'operazione sara' completata. A realizzare gli apparati per conto di Via Arenula sono alcune big finite nelle inchieste Why Not e Poseidone. Ecco in esclusiva la storia vera dei protagonisti di questo inedito Echelon a Palazzo di Giustizia. Vicende che ci riportano lontano. Fino a misteri di Stato come la strage di Ustica ed il massacro di via D'Amelio.


C'erano una volta i rendez vous segreti nelle suite super riservate dei grandi alberghi. A Roma era l'Excelsior, a Napoli una fra le quattro-cinque perle del lungomare. Nella capitale ricevevano gli uomini di Licio Gelli - quando non direttamente il Venerabile in persona - per impartire quelle direttive stabilite in luoghi ancora piu' elevati che poi i diversi referenti, tutti d'altissimo rango (compresi capi dei governi e della magistratura) dovevano portare avanti per orientare il corso della storia. Cos'altro era, per esempio, il summit che si tenne al largo di Civitavecchia sul panfilo Britannia della regina Elisabetta il 2 giugno del 1992, quando fu decisa quella colonizzazione selvaggia dell'Italia - attuata a suon di privatizzazioni senza soluzioni di continuita' prima da Prodi e poi da Berlusconi - di cui ancora oggi scontiamo gli effetti? E cos'altro fu a Napoli, dentro il prive' a un passo dal cielo con vista sul golfo, quella sorta di “tribunale preventivo” nel quale, al primo scoppio serio di Tangentopoli, nel 1993 vennero convocati i proconsoli democristiani e socialisti per imporre loro di accettare un lauto vitalizio dopo essersi accollati le malefatte giudiziarie dei rispettivi leader politici?
Piccoli squarci di luce sotto un velame oscuro che si e' fatto nel tempo sempre piu' plumbeo, ma anche piu' sofisticato grazie all'uso ardito e sapiente di tecnologie solo vent'anni fa impensabili. Cosi' a fine anni ottanta, mentre gli americani sperimentavano il controllo a tappeto dei miliardi di abitanti del pianeta collaudando la piu' straordinaria rete spionistica telematica che fosse mai stata immaginata - Echelon - prima solo in ambito militare, poi estesa anche ad usi civili, in Italia per decidere le sorti della giustizia ed incanalare il destino dei processi era ancora necessario ricorrere ad incontri vis a vis, sfruttando canali di mediazione come le agape massoniche o i pizzini orali, passati di bocca in bocca tra colletti bianchi e intermediari mafiosi.
Da tempo non e' piu' cosi'. Almeno da quando, una decina di anni fa, il controllo telematico dei palazzi di giustizia italiani ha cominciato a diventare una rete che avviluppa, scruta e controlla tutto, dai piani alti della Cassazione alla scrivania dell'ultimo cancelliere, dalle Alpi alla Sicilia. Dopo il monitoraggio minuto per minuto delle operazioni finanziarie - che avvengono ormai esclusivamente on line da un capo all'altro del mondo - ora qualcuno sta cercando di tracciare ed orientare definitivamente anche le sorti dell'intero sistema giudiziario nel Belpaese. Al punto che, a distanza di appena quattro-cinque anni dagli spionaggi alla Pio Pompa o alla Tavaroli, il quadro e' un altro: oggi non serve piu' spiare, basta entrare nella rete dalla porta giusta, mettersi in ascolto. E poi decidere.
Ne e' passata insomma di acqua sotto i ponti da quel quel luglio del 1992, quando per coprire errori ed omissioni nel massacro di Capaci si rese “necessario” far saltare in aria anche Paolo Borsellino con tutta la sua scorta, lasciandoci dietro, ancora una volta, tutta una serie di tracce insanguinate, piccoli e grandi particolari cartacei fatti sparire troppo in fretta, come l'agenda rossa, portata via clamorosamente sotto gli occhi di tutti dal colonnello Arcangioli solo pochi minuti dopo l'eccidio. Un sistema, del resto, quello della “pulizia totale”, che compare come un macabro rituale anche in omicidi di quel tempo, quale quello del giornalista antimafia Beppe Alfano, nel 1993, la cui figlia Sonia racconta di quegli autentici plotoni di polizia e carabinieri entrati per ore a devastare armadi e cassetti di una famiglia ammutolita da un dolore lancinante ed improvviso, alla ricerca di carte, documenti, fascicoli, «quasi che il criminale fosse mio padre - racconta oggi Sonia - ancora a terra in una pozza di sangue, e non coloro che lo avevano atteso per ammmazzarlo».
Quella volta pero', quel 19 luglio 1992, era gia' in azione un vicequestore siciliano che nell'uso delle tecnologie informatiche era piu' avanti delle stesse barbe finte nostrane, ancora costrette a perquisizioni, pulizie, furti per occultare le prove dei crimini di Stato. Quel vicequestore si chiamava Gioacchino Genchi. E la sua storia, i violenti tentativi di zittirlo e delegittimarlo fino all'annientamento (come la repentina sospensione dal corpo di Polizia, che ha fatto sollevare l'opinione pubblica in tutta Italia), ci fa ripiombare di colpo dentro l'Italia di oggi, in un Paese dove per uccidere uno o due magistrati non e' piu' necessario spargere sangue. Perche' a tutto pensa il grande Echelon del sistema giudiziario italiano, Che ha - come vedremo - nomi, volti e terminali ben precisi.

ILe#8200;PADREe#8200;DIe#8200;ECHELON
E partiamo da un uomo che Echelon ha confessato di averlo realizzato per davvero. O, almeno, ha ammesso di aver collaborato alla messa a punto del Grande Orecchio americano. Quest'uomo si chiama Maurizio Poerio, e' un imprenditore nei sistemi informatici ad altissima specializzazione e su di lui si soffermano a lungo i pubblici ministeri salernitani che indagavano sui loro colleghi della procura di Catanzaro, messi sotto accusa con una mole impressionante di rilevanze investigative raccolte dall'allora pm Luigi De Magistris grazie anche alla consulenza prestata da Gioacchino Genchi.
Un nome, Poerio, una scatola nera che racchiude mille misteri. Ma cominciamo dall'oggi. E cominciamo dalle tante verbalizzazioni nelle quali De Magistris a Salerno dichiara apertamente che potrebbe essere stato spiato, che tutta la sua attivita' investigativa era stata probabilmente - o quasi certamente - monitorata fin dall'inizio. Non attraverso gli 007 dei Servizi, ma in maniera semplice e naturale, vale a dire attraverso la societa' privata che gestisce i sistemi informatici dell'intero pianeta giustizia in Italia. Questa societa' e' la la CM Sistemi. Appunto. Con una potentissima e storica diramazione - la CM Sistemi Sud - proprio in Calabria, regione dalla quale la attuale corporate aveva avuto origine negli anni ottanta. Ma anche la regione dove questa societa' si aggiudica da sempre l'appalto per la “cura” degli uffici giudiziari. E in cui risiede il suo amministratore delegato: quella stessa Enza Bruno Bossio, moglie del plenipotenziario Ds Nicola Adamo ma, soprattutto, pesantemente indagata prima nell'inchiesta Poseidone (il bubbone avocato a De Magistris in circostanze ancora tutte da chiarire sul piano della legittimita') e poi in Why Not.
Perche' del colosso CM Sistemi Maurizio Poerio e' una colonna portante, capace di tessere ed orientare i rapporti con la pubblica amministrazione - leggi in particolare Via Arenula - come e' scritto, fra l'altro, nell'indicazione specifica delle sue mansioni: “consigliere delegato ai rapporti istituzionali”.
Ma Poerio non e' solo un manager dell'ICT (Information and Communication Technology) prestato alla CM. Il suo ruolo, come dimostra la perquisizione di De Magistris presso i suoi uffici romani, va ben oltre. L'11 settembre del 2006, interrogato nell'ambito di Poseidone, l'imprenditore calabrese prova a prendere le distanze da quella societa', che appare gia' dentro fino al collo nell'inchiesta giudiziaria. «Conosco molto bene - affermava rispondendo ad una precisa domanda - Marcello Pacifico, presidente della CM Sistemi, societa' per la quale ho collaborato attraverso un contratto di consulenza professionale». Un tentativo estremo di prendere il largo: da buon commercialista (e' iscritto all'ordine di Catanzaro) Poerio sapeva bene che sarebbe bastata una semplice visura camerale a smentirlo. Della romana CM Sistemi spa, infatti, oltre un milione e mezzo di capitale nel motore, il manager calabrese e' a tutti gli effetti consigliere d'amministrazione, all'interno di un organigramma che risulta quasi identico a quello della sua costola meridionale, la stessa CM Sistemi Sud capitanata dalla Bruno Bossio. Perche' allora parlare di semplici “consulenze”? Il fatto e' che la faccenda si stava facendo complicata. Dal momento che per la prima volta quel grande orecchio invisibile capace di scrutare dentro tutti gli uffici giudiziari italiani stava dando segnali concreti della sua esistenza. E in gioco - cominciava a capire De Magistris, ma ne era ben consapevole da tempo lo stesso Poerio - non c'era solo la storia degli appalti pilotati a Procure e tribunali della Calabria (gara “regolarmente” aggiudicata per l'ennesima voltra alla CM Sistemi Sud), ma la credibilita' dell'intero pianeta giustizia nel nostro Paese, se non addirittura i destini del sistema Italia. E questo, soprattutto per due principali motivi.
E' il consulente del pubblico ministero De Magistris, Pietro Sagona, ad illuminare i pm salernitani su alcune circostanze a dir poco imbarazzanti che riguardano la CM Sistemi (siamo al 7 aprile 2008, ma Sagona riferisce particolari che evidentemente erano gia' ben noti a Poerio e company): «Nell'ambito degli accertamenti da me espletati e' emersa la rilevanza del consorzio Tecnesud, destinatario di un finanziamento pubblico gia' in fase di stipula della convezione con il Ministero delle Attivita' Produttive, non stipulato soltanto a causa della mancanza di uno dei cinque certificati antimafia richiesti e pervenuti relativo alla societa' Forest srl titolare di un'iniziativa consorziata ed agevolata. Il finanziamento era di sessanta milioni di euro complessivi, otto dei quali a carico della Regione Calabria, il residuo a carico dello Stato». Del consorzio faceva parte anche la CM Sistemi. Ma perche' alla socia Forest non era stato rilasciato il certificato antimafia? Risponde Sagona: «Presidente della Forest era tale avvocato Giuseppe Luppino, nato a Gioia Tauro il 5 marzo 1959, nipote di Sorridente Emilio, classe 1927, ritenuto organicamente inserito nella consorteria mafiosa dei Piromalli-Mole'». E non e' finita: «il predetto Luppino risultava esser stato denunciato per gravi reati quali turbata liberta' degli incanti, favoreggiamento personale, falsita' ideologica ed associazione per delinquere di stampo mafioso» e sottoposto a procedimento penale a Palmi.
Ricapitolando: la CM Sistemi, talmente affidabile da vincere la gara d'appalto per l'informatizzazione di tutti gli uffici giudiziari nella regione Calabria, sedeva nel consorzio Tecnesud accanto ad una sigla, la Forest, riconducibile ad una fra le piu' pericolose cosche della ‘ndrangheta.
Una circostanza allarmante. Ma non l'unica. In quello stesso, fatidico interrogatorio dell'11 settembre 2006 Poerio, per accrescere la propria credibilita' di manager in rapporti transnazionali, non manco' di aggiungere: «Mi sono occupato per conto della I.T.S. di una serie di progetti per l'utilizzo di tecnologie per le informazioni satellitari per uso civile, quale ad esempio il progetto Echelon negli Stati Uniti d'America e GIS in Italia». Di sicuro, insomma, Poerio era un personaggio che in fatto di “controllo a distanza” poteva considerarsi fra i massimi esperti mondiali.

Ie#8200;FRATELLIe#8200;DELe#8200;RE.GE.
Fu probabilmente proprio allora che la sensazione di essere spiato divento' per De Magistris qualcosa di piu' d'una semplice impressione. Con elementi che nel tempo andavano ad incastrarsi come tessere di un mosaico per confermare quella ipotesi. Sara' lo stesso ex pm a raccontarlo piu' volte ai colleghi salernitani, come si legge in alcune pagine delle sue lunghe verbalizzazioni riportate per esteso nell'ordinanza di perquisizione e sequestro emessa a carico della Procura di Catanzaro.
Il 24 settembre del 2008 De Magistris contestualizza innanzitutto tempi e personaggi di quel “sistema” che aveva il suo terminale dentro il ministero della Giustizia, retto nel 2007 dall'indagato di Why Not Clemente Mastella. Ed arriva al collegamento fra quest'ultimo e la CM Sistemi. Ci arriva attraverso un altro carrozzone politico destinatario di enormi provvidenze pubbliche in Calabria, il consorzio TESI, del quale faceva parte la societa' della Bruno Bossio (e quindi di Poerio): sempre lei, la regina CM. «Personaggio che ritenevo centrale quale anello di collegamento tra il Mastella ed ambienti politici ed istituzionali, oltre che professionali, in Calabria ed anche a Roma - dichiara De Magistris - era l'avvocato Fabrizio Criscuolo, il cui nominativo emergeva anche nelle agende e rubriche rinvenute durante le perquisizioni effettuate nei confronti del Saladino (il principale inquisito di Why Not Antonio Saladino, ndr). Nello studio associato Criscuolo presta servizio quale avvocato anche Pellegrino Mastella, figlio dell'ex-ministro».
Ma non basta. «Il predetto Criscuolo risulta aver coperto la carica di consigliere d'amministrazione della Aeroporto Sant'Anna spa, con sede in Isola Capo Rizzuto, il cui presidente era il professor Giorgio Sganga, coinvolto nelle indagini Poseidone e Why Not in quanto compariva nell'ambito della compagine della societa' TESI» in compagnia, appunto, della CM. Insomma, da Mastella a Criscuolo, da Criscuolo a Sganga fino a TESI, dove ritroviamo la CM e gli appalti negli uffici giudiziari. Compresa la realizzazione del RE.GE, vale a dire lo strategico Registro Generale centralizzato nel quale pm e gip sono tenuti a riversare tutte le risultanze del loro lavoro, ma anche ad anticipare le iniziative giudiziarie (perquisizioni, sequestri etc.) che andranno ad effettuare di li' a poco.
Altro trait d'union fra gli artefici del Grande Orecchio in Procura e l'allora titolare di Via Arenula lo si rintraccia seguendo la carriera del secondo figlio di Mastella, Elio. «Dalle attivita' investigative che stavo espletando - precisa De Magistris - era emerso che Elio Mastella era dipendente, quale ingegnere, nella societa' Finmeccanica, oggetto di investigazioni nell'inchiesta Poseidone, societa' interessata anche ad ottenere il controllo, proprio durante il dicastero Mastella, dell'intero settore delle intercettazioni telefoniche». Ma in Finmeccanica «si evidenzia anche il ruolo di Franco Bonferroni (legatissimo a piduisti come Giancarlo Elia Valori e Luigi Bisignani, ndr) gia' destinatario di decreto di perquisizione e coinvolto nelle inchieste Poseidone e Why Not, nonche' il genero del gia' direttore del Sismi, il generale della GdF Nicolo' Pollari». E dire Finmeccanica significava in qualche modo tornare a Maurizio Poerio, che proprio insieme a quella societa' aveva preso parte a numerosi progetti internazionali, in primis quello denominato “Galileo”.

ILe#8200;NEMICOe#8200;TIe#8200;ASCOLTA
Il 16 novembre 2007 De Magistris dichiara di aver acquisito elementi sull'attivita' di “monitoraggio” che andava avanti ai suoi danni (e questo spiegherebbe fra l'altro anche il rincorrersi di strane “anticipazioni”, come quando il pm apprese dell'avocazione del fascicolo Poseidone dalla telefonata di un giornalista dell'Ansa dopo che, a sua totale insaputa, la notizia era addirittura gia' stata pubblicata da un quotidiano locale): «spesso ho avuto l'impressione di essere anticipato, e questo sia in “Poseidone che in Why Not; si e' verificato, cioe' proprio mentre... appena arrivo al punto finale, le indagini vengono sottratte. Poi... intervenivano le interrogazioni parlamentari, e arrivavano gli ispettori, e arrivavano le missive. Cioe' sempre o di pari passo, o qualche volta addirittura in anticipo su quelle che potevano essere poi le mosse formali successive».
Ma le “fughe di notizie”, una volta trovato il sistema per realizzarle, potevano anche essere sapientemente pilotate: «ad un certo punto - dice De Magistris ai colleghi di Salerno nelle dichiarazioni rese a dicembre 2007 - penso che sia stata utilizzata la tecnica di “pilotare” una serie di fughe di notizie per poi attribuirle a me. Si facevano avere notizie anche a giornalisti che avevo conosciuto in modo tale da attribuire poi a me il ruolo di “fonte” di questi ultimi. Per non parlare delle gravi e reiterate fughe di notizie sulle audizioni al Csm anche in articoli pubblicati dal Corriere della Sera e da La Stampa: perfino la mia memoria, depositata con il crisma del protocollo riservato, e' stata riportata, in parte, virgolettata».
E cosi', grazie allo stesso, collaudato “orecchio”, puo' accadere anche che, alla vigilia di importanti e riservatissimi provvedimenti cautelari, i destinatari siano gia' ampiamente informati e mettano in atto adeguate contromisure. E se il metodo funziona, perche' non adottarlo anche in altre Procure, come a Santa Maria Capua Vetere? Torniamo a fine 2007, ai giorni caldi che precedettero le dimissioni di Mastella, il ritiro della fiducia al governo da parte dell'Udeur e la conseguente caduta dell'esecutivo Prodi. «Taluni quotidiani nazionali - osserva De Magistris - hanno riportato fatti dai quali si evincerebbe che lo stesso senatore Mastella o ambienti a lui vicinissimi abbiano contribuito, forse anche con l'ausilio di soggetti ricoprenti posti apicali al Ministero della Giustizia, a far trapelare la notizia degli imminenti arresti da parte della magistratura di Santa Maria Capua Vetere, o che comunque fossero al corrente del fatto e si adoperassero per predisporre una “strategia difensiva”. Del resto resoconti giornalistici informano che il senatore Mastella avesse gia' pronto un “ricco” discorso in Parlamento ed il consuocero (Bruno Camilleri, cui stava per essere notificata un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, ndr), la sera prima, si fosse ricoverato in una clinica».

DA POSEIDONEe#8200;Ae#8200;USTICA
Come abbiamo visto, l'Echelon del 2000 non e' piu' la creatura misteriosa messa in piedi negli anni della guerra fredda dai pionieri della tecnologia. Oggi le apparecchiature avvolgono in una rete invisibile praticamente tutti i palazzi di giustizia. Ed il controllo e' centralizzato. Ovvio, allora, che se si intende “gestire” questo sistema garantendosi ogni possibilita' di accesso occulto (la parola spionaggio a questo punto perde anche di senso) occorre poter contare su garanti fidati. Persone che, per il loro passato, offrano i massimi requisiti di affidabilita' e riservatezza.
E torniamo a Maurizio Poerio, le cui origini ci conducono lontano nel tempo. Fino a quel 27 giugno del 1980 quando il DC 9 Itavia caduto nei mari di Ustica con 81 persone a bordo avrebbe dovuto mostrare agli occhi del mondo le attivita' di terrorismo internazionale messe in atto dal nemico numero uno degli americani, il leader libico Muammar Gheddafi. Un punto chiave dentro quelle complesse indagini (che ancora oggi attendono una risposta univoca sui mandanti) fu il piccolo aereo libico, un MIG, caduto in quelle stesse ore nel territorio di Villaggio Mancuso, sulla Sila, comune di Castelsilano, al quale l'inchiesta di Rosario Priore dedica alcune centinaia di pagine. Perche' dalla data precisa del suo abbattimento (deducibile anche dai frammenti presenti sul posto) discendeva tutta la ricostruzione dello scenario di guerra in atto quella notte nei cieli d'Italia. Di particolare rilevanza per le indagini il fatto che quel territorio era assai vicino alla base logistica dell'Itavia e degli F16 militari. Un luogo scottante, dunque. Tanto che anche il capitolo sull'impresa che si aggiudico' i lavori per la raccolta e lo stoccaggio dei frammenti del velivolo libico presenta ancora oggi molti punti oscuri. A cominciare dal fatto che quella ditta fu chiamata a trattativa privata. Ed era in forte odor di mafia.
Passano alcuni anni. Nel ‘93, nell'ambito del Gruppo Mancuso, nasce la Minerva Airlines. «La societa', di proprieta' di Maurizio Poerio - annotano i cronisti qualche anno piu' tardi - si propone di valorizzare l'aeroporto di Crotone, ridotto ad “aeroprato” dopo essere stato base di Itavia e degli F16 militari».
47 anni, nato a Catanzaro (e verosimilmente imparentato col catanzarese Luigi Poerio, classe 1954, ingegnere edile ed iscritto alla Massoneria), Maurizio Poerio si laurea in economia a Bologna, poi si butta nell'alimentazione del bestiame: torna in Calabria e rileva la Mangimi Sila, piattaforma di lancio per i vertici di Confindustria dove restera' a lungo (al pm De Magistris racconta, fra l'altro, dei suoi rapporti professionali e d'amicizia con l'attuale leader Emma Marcegaglia). Minerva Airlines viene dichiarata fallita dal tribunale di Catanzaro a febbraio 2004. E Poerio andra' a rivestire ruoli sempre piu' apicali nelle principali business company dell'ICT, proiettando al tempo stesso la “sua” CM Sistemi dentro il cuore degli uffici giudiziari italiani.

DAe#8200;WHYe#8200;NOTe#8200;Ae#8200;VIAe#8200;D'AMELIO
«Altro che Grande Orecchio nei computer di Giacchino Genchi - dice un esperto in riferimento alle accuse rivolte al principale consulente informatico di De Magistris - la verita' e' che la centrale di ascolto ha oggi i suoi terminali al Ministero, nei Palazzi di Giustizia. E che Genchi tutto questo lo aveva scoperto da tempo».
Il tempo che basta per capire le tante, impressionanti ricorrenze tra fatti e personaggi delle attuali inchieste calabresi ed il contesto di omissioni ed omerta' dentro cui maturarono, nel 1992, la strage di via D'Amelio e le successive, tortuose indagini. Alle quali prese parte proprio Gioacchino Genchi.
E' stato lui ad indicare senza mezzi termini l'allucinante sequenza delle “similitudini”, senza tuttavia fornire ulteriori particolari. E allora proviamo a ricostruirne qualcuno noi.
Cominciando magari dai Gesuiti, da quella Compagnia delle Opere onnipresente nelle inchieste di Catanzaro (basti pensare alla figura centrale di Antonio Saladino) che all'epoca di Falcone e Borsellino era incarnata a Palermo da padre Ennio Pintacuda, fondatore del Cerisdi, il Centro Ricerche e Studi Direzionali con sede in quello stesso Castello Utveggio che sovrasta Palermo. E nel quale aveva una sede di copertura, nel ‘92, anche quell'ufficio riservato del Sisde che avrebbe rivestito una parte rilevantissima nella strage. Fino al punto che - secondo molte accreditate ricostruzioni - il telecomando che innesco' l'autobomba poteva essere posizionato proprio all'interno del castello. Pochi minuti dopo l'eccidio Genchi effettua un sopralluogo proprio sul monte Pellegrino, a Castello Utveggio. Si legge nella sentenza del Borsellino bis: «Il dr. Genchi ha chiarito che l'ipotesi che il commando stragista potesse essere appostato nel castello Utevggio era stata formulata come ipotesi di lavoro investigativo che il suo gruppo considerava assai utile per ulteriori sviluppi».
Oggi il Cerisdi svolge rilevanti attivita' formative su incarico della Pubblica Amministrazione, prime fra tutti la Regione Calabria e la citta' di Palermo. Suo vicepresidente (per il numero uno va avanti da anni la disputa e la poltrona risulta vacante) e' un penalista palermitano, Raffaele Bonsignore, difensore di pezzi da novanta di Cosa Nostra. Ma anche del “giudice ammazzasentenze” Corrado Carnevale.
Co-fondatore del Centro Studi era stato negli anni novanta l'allora presidente dc della Regione Sicilia Rino Nicolosi: se la sua era un'investitura di carattere politico, di tutto rilievo operativo nel Cerisdi risultava invece la figura del suo braccio destro Sandro Musco, che si occupava fra l'altro di rapporti istituzionali e con le imprese. Massone, docente di filosofia, Musco e' oggi tra i principali referenti dell'Udeur in Sicilia.
Mastella, ancora lui. Il suo nome ricorre, non meno di quello del pentito Francesco Campanella, che ritroviamo nelle carte di Why Not. Fu proprio Musco a consegnare nelle mani di Mastella, durante la convention di Telese del 2005, la lettera privata in cui Campanella si gettava ai piedi del leader: «Carissimo Clemente, ti scrivo con il cuore gonfio di tantissime emozioni, esclusivamente per ringraziarti di cuore poiche' nella mia vita ho frequentato tantissima gente e intrattenuto innumerevoli rapporti, tanti evidentemente errati. Sei l'unica persona del mondo politico che ricordo con affetto, con stima, con estremo rispetto, perche' sei sempre stato come un padre per me, e resta in me enorme l'insegnamento della vita politica che mi hai trasmesso. (...) Affido questa lettera a Sandro che tra i tanti e' una persona che nella disgrazia mi e' stata vicina. Sappi che ripongo in lui speranza e fiducia per quello che potra' darti in termini di contributo. È certamente una persona integra di cui potersi fidare».
Il 3 gennaio 2008 Luigi De Magistris chiarisce ai pubblici ministeri salernitani Gabriella Nuzzi e Dionigi Verasani le circostanze in cui compare il nome di Francesco Campanella nell'inchiesta Poseidone: «venni a sapere che poteva essere utile escutere il collaboratore di giustizia Francesco Campanella che ha ricoperto un importante ruolo politico in Sicilia e che risultava essere anche in contatto con esponenti politici di primo piano, in particolare dell'Udc e dell'Udeur. Tale collaboratore mi rilascio' significative dichiarazioni con riguardo al finanziamento del partito dell'Udc e le modalita' con le quali veniva “reinvestito” il denaro, dalla “politica”, in circuiti di apparente legalita'. Dovevo escutere il Campanella, persona affiliata alla massoneria - che si stava ponendo in una posizione di assoluta rilevanza nell'ambito dell'organizzazione mafiosa denominata Cosa Nostra - del quale l'attuale Ministro della Giustizia e' stato testimone di nozze, in quanto aveva rilasciato all'autorita' giudiziaria di Palermo dichiarazioni con riguardo a presunte dazioni di denaro illecite con riferimento alle licenze Umts che vedevano, in qualche modo, coinvolti sia l'attuale Ministro della Giustizia Clemente Mastella che l'allora Presidente del Consiglio Massimo D'Alema».
Una circostanza che Mastella, quando era ministro della Giustizia, ha dovuto smentire in aula rispondendo alla domanda di un avvocato. Era Raffaele Bonsignore, vertice del Cerisdi. E difensore dell'imputato di Cosa Nostra Nino Mandala'.

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lunedì, 30 marzo 2009
Piccole resistenze crescono





Ho deciso di fermarmi un giorno a riflettere prima di scrivere su quello che
abbiamo fatto sabato. Di ponderare, di chiarire. Ma l'entusiasmo e la
grandissima soddisfazione non si placano, anzi. Ora dopo ora mi rendo conto
che quello che abbiamo fatto in difesa di Gioacchino Genchi è stato qualcosa
di grande, enorme, bellissimo. Sabato 28 marzo siamo riusciti a "presidiare"
l'Italia. Siamo riusciti ad essere presenti in 25 grandi e piccole città
italiane e a far risuonare il nome di Gioacchino Genchi di fronte a quel
luogo, la questura, che fino a poco tempo fa era anche la sua "casa". Ora
non più, perchè con un decreto di Antonio Manganelli è stato sospeso. Ma noi
non abbiamo attaccato il capo della polizia, anzi. Abbiamo manifestato
solidarietà anche a lui, alla polizia, coscienti che se non avesse firmato
sarebbe stato lui a saltare, e forse lo farà, statene certi. "Noi
rispettiamo A. Manganelli ma stiamo con Gioacchino Genchi" faceva un
cartello. Abbiamo manifestato con una media di 15 persone per ogni gruppo,
con i nostri striscioni, con i nostri tricolore. In alcune città erano una
cinquantina. Abbiamo fatto tutto questo con soli tre giorni di preavviso, e
solo usando Facebook, senza alcun appoggio o ripresa da parte dei media.
Abbiamo fatto tutto questo puntando solo ed esclusivamente sulla nostra
forza. Ora provate a pensare cosa avremmo potuto fare con un mese di tempo;
e ora provate a pensare a quello che faremo. E' stato un test, superato a
pieni voti. E "loro" sono avvertiti. "Loro" non troveranno più gente
anestetizzata e incapace di reagire. Ogni qualvolta ce ne sarà bisogno noi
ci riorganizzeremo, e torneremo a prenderci i nostri spazi, con i nostri
corpi. Abbiamo armi scadenti, non abbiamo uniformi, abbiamo, appunto, solo i
nostri corpi. Siamo i nuovi partigiani, e la nostra lotta è una nuova
resistenza. Loro, che presto spariranno dai libri di storia, hanno ripulito
l'Italia dai nazifascisti. Noi abbiamo un compito ancora più difficile,
perchè il nostro nemico non ha insegne, non ha colori. E' subdolo e indegno,
e soprattutto impunito. Facebook, la rete sono le nostre montagne, dove ci
rifugiamo, dove pianifichiamo per poi tornare a valle e reagire da uomini e
donne libere. Io non voglio ringraziarvi. Siamo una squadra, siamo un
gruppo, e tra amici i grazie non servono. Dobbiamo tenerci pronti. Sabato ho
avuto davvero la percezione che qualcosa stava cambiando. Ho visto mamme,
nonne, indignate e stanche. Ho visto gente che si è presa mezza giornata di
permesso dal lavoro per esserci. Il simbolo di sabato rimane però Luciana,
una nostra amica lucana che ha manifestato da sola, avvolta nella sua
bandiera, di fronte alla questura di Matera. Era sola, con i suoi cartelli,
ed è rimasta lì fino alle 15. Ecco, il nostro spirito è quello di Luciana, e
un giorno, ne sono certo, avremo un nostro 25 aprile.

posted by Benny Calasanzio

http://www.bennycalasanzio.blogspot.com/

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martedì, 24 marzo 2009
NONUKES


 




 




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sabato, 21 marzo 2009
 Caso De Magistris: Genchi diffidato, Manganelli intervenga

di Giorgio Bongiovanni – 21 marzo 2009
Lettera aperta del direttore di ANTIMAFIADuemila al Capo della Polizia Manganelli dopo i nuovi risvolti del “caso Genchi”

Egregio Dott. Antonio Manganelli,
mi rivolgo in nome della sua amicizia con Giovanni Falcone e per la sua grande professionalità dimostrata tra l’altro con la cattura del boss Nitto Santapaola. “Un regalo per Giovanni” come lei stesso ebbe a dire.

Apprendiamo che con una lettera di diffida e una serie di addebiti contestati dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno si vuole impedire al Dott. Gioacchino Genchi, in qualità di consulente e di perito dell’Autorità Giudiziaria e, ora, di indagato della procura di Roma, di difendersi legittimamente dalle violente, infondate ed illecite accuse perpetrate ai suoi danni. Con una vera e propria persecuzione mediatico -politico-giudiziaria basata sul nulla giuridico, così come hanno dimostrato le indagini condotte dalla procura di Salerno e riportate in un documento (il decreto di sequestro probatorio sfociato nelle perquisizioni dello scorso 2 dicembre) ritenuto perfettamente legittimo dal Tribunale del Riesame di Salerno.

La preghiamo pertanto, in quanto massimo rappresentante dell’organo della Polizia, di attivarsi presso i suoi dipendenti degli uffici del dipartimento di P.S. al fine di impedire che vengano attuati provvedimenti disciplinari di per sé pericolosi per la Democrazia del nostro Paese poiché mettono in atto metodologie tipiche della polizia di stampo fascista.
Atti che potrebbero, anche, compromettere le importanti indagini in corso per le quali il Dott. Genchi svolge ancora la sua attività di consulente. Attività che negli anni ha dimostrato di saper condurre con estrema correttezza portando a notevoli e fondamentali successi investigativi. Cito per tutti quelli che riguardano l’identificazione dei responsabili materiali delle stragi del 1992 in cui persero la vita proprio Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte.

Dopo una attenta lettura delle carte che riguardano la vicenda del Dott. Genchi mi sento di poter serenamente dichiarare che i provvedimenti disciplinari enunciati dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, se attuati, correrebbero il rischio di contribuire al rafforzamento di un vero e proprio clima di regime. Che già si respira e che rischia di riportare il nostro Paese agli anni bui del fascismo.

Fiducioso nella sua trasparenza e conscio delle possibili pressioni politiche che in questo momento difficile possono gravare sulla sua persona, attendo un suo riscontro e cordialmente saluto

Giorgio Bongiovanni

tratto da: http://www.antimafiaduemila.com/content/view/14086/78/
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venerdì, 20 marzo 2009

[ LUI CI SPIA...]


Non ci volevo credere ma quando ho aperto questo file sono saltato sulla sedia. Provare per credere...



postato da: aleruotolo alle ore novembre 28, 2008 10:22
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lunedì, 16 marzo 2009

 

Paolo Papillo

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martedì, 10 marzo 2009
Comeunbonobo...




http://comeunbonobo.blogspot.com/
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sabato, 28 febbraio 2009
Il colonnello Kurtz

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venerdì, 27 febbraio 2009

Gioacchino Genchi

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